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17 febbraio 2012

Un giovane disoccupato su quattro è pronto ad emigrare

Le difficoltà che incontrano i giovani nella ricerca di un lavoro sono note. Talvolta però si sostiene che le responsabilità siano, almeno in parte, degli stessi giovani, i quali non sono molto disponibili a trasferirsi in città diverse da quelle di residenza, alla ricerca appunto di un lavoro. Una ricerca realizzata da Datagiovani dimostra che non tutti i giovani si comportano in quel modo. Di questa ricerca riferisce un articolo pubblicato su www.rassegna.it:

“Non tutti i giovani italiani sono attaccati a mamma e papà, come un ministro del governo ha sostenuto di recente.

E la maggior parte di loro si fa ben poche illusioni sul proprio futuro lavorativo e su quanto potrà guadagnare.

A prestar fede a una ricerca di Datagiovani, infatti, un giovane su quattro, tra gli under 35 disoccupati, è disponibile ad allontanarsi da casa per lavorare, anche per meno di 800 euro al mese.

Nel primo semestre del 2011 - sostengono i ricercatori di Datagiovani - i giovani disoccupati attivamente impegnati nella ricerca di lavoro erano quasi 1 milione e 200.000, col ‘fai da te’ in netta prevalenza: 8 su 10 si rivolgono a proprie conoscenze personali o in modo diretto ad aziende per verificare eventuali disponibilità.

Sperano nel tempo indeterminato, ma sono pronti ad accettare tutte le altre possibilità, anche andando a lavorare ‘fuori’ (il 23%) e per compensi non certo elevati.

Solo il 30% si è recato recentemente nei Centri per l’Impiego, sottolineando una delle criticità dell’incontro domanda-offerta di lavoro: i servizi attivi ottenuti dai giovani disoccupati (offerte di lavoro, orientamento o opportunità di corsi di formazione) appaiono infatti inefficaci.

820.000 di questi giovani (il 79%) per trovare lavoro si rivolgono prevalentemente a parenti, amici o sindacati, ed il 75% presenta domande di lavoro o curriculum a privati; un ulteriore 58% esamina offerte sui giornali ed il 54% va su Internet.

Al Nord è più diffuso il canale delle agenzie interinali (36%), che superano i Cpi. Al Sud invece queste modalità sono sfruttate molto meno, con i Cpi che catalizzano solo un giovane su quattro.

Se le relazioni di conoscenza sono le più gettonate in tutto lo stivale, al Sud sale la quota di domanda e partecipazione ai concorsi pubblici (9%). Molto più bassa in generale appare la ricerca di lavoro fai da te nel Mezzogiorno, probabilmente per la maggiore rarefazione delle opportunità lavorative.

Focalizzando l’attenzione su quelle che dovrebbero essere le strutture istituzionali privilegiate per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro nei territori, Datagiovani segnala una delle criticità del nostro Paese: se nel corso della loro ‘vita di ricerca’ del lavoro, il 72% dei giovani italiani hanno avuto almeno un contatto coi Cpi, ben il 30% è rappresentato da soggetti che da 3 anni non hanno più niente a che fare con essi (40% al Sud) e solo il 18% nell’ultimo mese.

Il motivo della ‘disaffezione’ si spiega immediatamente verificando che sono quasi irrilevanti le quote di giovani che hanno beneficiato nell’ultimo anno di azioni attive, quali un’offerta di lavoro, di partecipazione a un corso di formazione professionale o per ottenere orientamento nel trovare un impiego.

I giovani cercano in larga misura il lavoro dipendente (75%) piuttosto che quello in proprio, soprattutto al Nord (84%), ma in generale per uno su quattro è indifferente.

Solo il 14% cerca lavoro sotto casa, mentre ben il 23% è pronto a muoversi: il 15% in tutto il Paese e l’8% (quasi 85.000 giovani) sarebbero pronti ad emigrare per lavorare.

Il guadagno medio desiderato punta più sui 900 che sui mille euro netti al mese, precisamente 927. Ma quattro su dieci si accontenterebbero anche di meno di 800 euro.

Questi dati - sottolineano i ricercatori di Datagiovani - evidenziano una volta di più quello che altri attori istituzionali e ricercatori del mercato del lavoro dicono da tempo: è impossibile parlare nel nostro Paese di flexicurity per i giovani prendendo a modello le buone pratiche europee senza riformare profondamente il sistema dei Centri per l’Impiego, in modo che possano effettivamente rappresentare il punto di congiunzione tra domanda e offerta di lavoro fornendo servizi efficaci ed efficienti per chi si deve collocare, o ricollocare, sul mercato”.

La ricerca di Datagiovani fornisce, a mio avviso, un quadro realistico della situazione che caratterizza i giovani disoccupati italiani. Comunque più realistico rispetto a quanto è emerso da alcune dichiarazioni di ministri del governo Monti. E’ significativa soprattutto la disponibilità ad emigrare di una parte consistente dei giovani. Altrettanto realistico è il giudizio sui centri per l’impiego, il cui ruolo è del tutto insoddisfacente. Sarebbe necessario invece che tali centri sviluppassero effettivamente azioni efficaci per migliorare l’incontro tra offerta e domanda di lavoro.




permalink | inviato da paoloborrello il 17/2/2012 alle 19:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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