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28 giugno 2018

Maggiore l'uso del contante maggiore il numero dei reati

Recentemente diversi esponenti del nuovo governo hanno proposto di rendere possibile un maggiore utilizzo del contante nei pagamenti, allentando così le restrizioni attualmente esistenti. Tale eventualità è stata criticata da molti osservatori, i quali hanno rilevato che in questo modo si sarebbe favorita l’evasione fiscale e, più in generale, le attività economiche illegali ed anche quelle criminali. 

Uno studio di alcuni ricercatori della Banca d’Italia, Guerino Ardizzi, Pierpaolo De Franceschis, Michele Giammatteo, sembra avvalorare tali critiche.

Nello studio in questione è stato utilizzato un modello econometrico per identificare le anomalie nell’utilizzo di contante a livello comunale potenzialmente riconducibili ad attività criminali. L’analisi ha riguardato 6.810 comuni italiani.

L’utilizzo del contante è stato misurato dalla quota dei versamenti in contante rispetto al totale dei versamenti a livello comunale.

L’ipotesi di base del modello è che l’utilizzo di contante abbia una componente strutturale o “fisiologica” e una componente “illegale” connessa alla presenza di attività criminali.

L’insieme di variabili esplicative, relativo alla componente “illegale”, è costituito da due indicatori di criminalità, rappresentati dal numero di denunce relative alle due categorie di reati comunemente considerate in letteratura: “enterprise syndicate crimes” e “power syndicate crimes”.

Il primo gruppo ricomprende i reati connessi a scambi illeciti di beni e servizi, che prevedono un accordo tra le parti coinvolte (gli specifici reati considerati sono il traffico di droga, lo sfruttamento della prostituzione e la ricettazione), mentre il secondo si riferisce alle attività delittuose collegate al controllo del territorio da parte della criminalità organizzata (come le estorsioni).

Le attività illegali sono di norma a elevata intensità di contante e quindi la relazione attesa tra la variabile oggetto di studio e gli indicatori di criminalità è positiva.

Infine, è stato inserito nel modello un indicatore dell’economia sommersa (il numero pro-capite di società operanti nell’edilizia), con l’obiettivo di distinguere le attività irregolari da quelle criminali.

Le dimensioni del settore edile sono comunemente utilizzate in letteratura come indicatore dell’economia sommersa, in quanto si tratta di uno dei settori (insieme, ad esempio, all’agricoltura) che registrano di norma un’elevata incidenza di lavoratori non dichiarati.

La relazione attesa con l’utilizzo di contante è, anche in questo caso, di segno positivo

Le principali evidenze derivanti dall’utilizzo del modello econometrico citato sono le seguenti.

Il legame tra gli indicatori di criminalità e l’uso del contante è risultato essere positivo: maggiore è il numero di reati pro-capite, più elevata è, a parità di condizioni, la quota di versamenti di contante osservata nei comuni.

In proposito, è stato stimato che un aumento dell’1% del numero pro-capite dei reati di tipo enterprise corrisponde, in media all’anno per comune, a un incremento di circa 4 milioni di euro di versamenti in contanti; analogamente, uno stesso aumento nei reati di tipo power è associato a un incremento medio di circa 2 milioni di euro di versamenti in contanti.

Poi, l’uso di contante è risultato correlato positivamente con l’indicatore di economia sommersa, come atteso.

L’analisi empirica del nesso tra incidenza del contante e segnalazioni di operazioni sospette ha, inoltre, confermato il ruolo segnaletico del contante rispetto all’attività di riciclaggio.

Infine, può essere utile rilevare che le province a maggiore rischio per i reati di tipo power sono risultate essere concentrate nel Sud, dove il controllo criminale del territorio tende a essere più capillare.

Se si considerano le dimensioni assolute dei flussi coinvolti, sono emerse però tra le province a maggiore rischio anche quelle corrispondenti a importanti città settentrionali, come Milano e Torino.

Per quanto riguarda i reati di tipo enterprise, invece, la distribuzione delle province ad alto rischio è apparsa maggiormente diffusa sul territorio nazionale e tra queste diverse province del Settentrione.




permalink | inviato da paoloborrello il 28/6/2018 alle 8:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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