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29 agosto 2018

Il primo genocidio del Novecento, in Namibia

Lo sterminio degli Herero e dei Nama, compiuto dai soldati tedeschi in Namibia tra il 1904 e il 1907 e considerato da alcuni storici il primo genocidio del Novecento, è stato un episodio per lo più dimenticato negli scorsi decenni. Non si conosce l’esatto numero dei morti. Infatti le stime sul numero totale delle persone uccise nello sterminio variano molto: le più alte, riportate da alcuni storici, parlano di 100.000 morti, le più basse di 25.000. 

Si è tornati a discutere di questo sterminio in seguito ai negoziati in corso tra il governo tedesco e quello della Namibia per definire un eventuale risarcimento economico.

Ma che cosa avvenne?

Si può far riferimento, per sapere cosa successe, ad un articolo pubblicato su www.ilpost.it.

“La Namibia è un grosso stato del sud dell’Africa, subito a nord del Sudafrica e bagnato dall’oceano Atlantico per i suoi oltre 1.500 chilometri di costa.

A partire dalla fine dell’Ottocento è stata una colonia della Germania – che allora era un impero – e venne chiamata dagli europei ‘Africa Tedesca del Sud-Ovest’.

Con il dominio tedesco arrivarono anche i coloni bianchi. I soldati e i coloni tedeschi sequestrarono le terre e il bestiame delle popolazioni locali, e compirono violenze razziali, stupri e omicidi contro di loro, prendendo anche uomini e donne come schiavi…

La tribù locale degli Herero aveva firmato a partire dal 1885 una serie di trattati con i tedeschi, per garantirsi protezione. Gli accordi furono sistematicamente violati dai colonizzatori tedeschi, finché nel gennaio del 1904 gli Herero si ribellarono e a loro si unì la più piccola tribù dei Nama, che viveva poco più a sud: in un attacco a sorpresa uccisero più di cento civili tedeschi.

La reazione tedesca fu durissima: il generale Lothar von Trotha, che già aveva soppresso le rivolte nell’Africa orientale e in Cina, fu nominato comandante supremo della colonia, nella quale furono inviati 14.000 soldati tedeschi.

Il governatore dell’Africa Tedesca del Sud-Ovest Theodor Leutwein pensò di risolvere la ribellione uccidendo i soldati Herero e Nama e negoziando una tregua, ma Trotha decise di usare la forza.

Nell’agosto del 1904 le sue truppe sconfissero gli Herero nella battaglia di Waterberg. I sopravvissuti, che si stima fossero tra i 3.000 e i 5.000, uomini, donne, anziani e bambini, furono deportati fino al deserto del Kalahari: i soldati tedeschi uccisero quelli che non riuscivano a proseguire la marcia, e costrinsero gli altri a spingersi nel deserto.

Una parte del gruppo riuscì a staccarsi e provò ad attraversare il deserto per raggiungere il protettorato britannico del Bechuanaland, l’attuale Botswana, per chiedere asilo politico. Solo un migliaio ci arrivò. Trotha fece avvelenare i pochi pozzi d’acqua dell’area, per impedire agli Herero di tornare indietro.

Dopo la battaglia di Waterberg e la deportazione, Trotha ordinò ai suoi uomini di sparare a tutti gli Herero, ‘con o senza fucile, con o senza bestiame’, e di non fare prigionieri neanche donne e bambini: i soldati dovevano riportarli nei loro villaggi, oppure ucciderli.

Poi Trotha cambiò gli ordini riguardo alle donne e ai bambini, che furono comunque in molti casi deportati in zone desertiche dove morirono di fame. Le stessi istruzioni furono date riguardo alla popolazione dei Nama.

Le violenze verso gli Herero e i Nama che erano sopravvissuti alla battaglia di Waterberg si intensificarono: molti furono resi schiavi e fatti lavorare in campi di concentramento, dove era comune morire di stenti o per le malattie.

Il più conosciuto di questi campi fu quello di Shark Island, dove morirono tra le mille e le tremila persone.

Moltissimi prigionieri vennero uccisi sommariamente durante la loro detenzione, molte donne vennero stuprate, e altri Herero e Nama furono usati come cavie per esperimenti di eugenetica.

Centinaia di teschi umani furono spediti in Germania per scopi scientifici. Molti storici credono che le pratiche messe in atto in Namibia contribuirono a creare le basi per il genocidio degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale.

Le stime sul numero totale delle persone uccise nello sterminio variano molto: le più alte, riportate da alcuni storici, parlano di 100.000 morti, le più basse di 25.000.

Gli Herero e i Nama continuarono a essere trattati come schiavi anche dopo la chiusura dei campi di concentramento, finché la Namibia passò sotto il controllo britannico nel 1915, e poi del Sudafrica nel 1919…”.




permalink | inviato da paoloborrello il 29/8/2018 alle 9:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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