.
Annunci online

paoloborrello.it
         

Altri Link
visita il sito di Amnesty International
visita il sito dell'associazione Luca Coscioni
 visita il sito del Gruppo Abele
visita il sito Libera
visita il sito Save the Children
visita il sito di Legambiente
visita il blog per la verità sulla morte di Aldo Bianzino
visita il sito di Articolo 21, il quotidiano online per la libertà di informazione e di espressione
visita il sito Liberainformazione
visita il sito PeaceReporter
visita il sito Tuttoconsumatori
visita il sito dell'Associazione Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale
visita il sito di Barack Obama
visita il sito de lavoce.info
visita il sito nel Merito
visita il sito di Nazirock
contro il razzismo
visita il sito di Altan
visita il sito di Angese
visita il sito di Sergio Staino
visita il sito di Vauro


4 marzo 2019

In dieci anni è cambiato tutto nel mercato del lavoro

In dieci anni è cambiato tutto nel mercato del lavoro italiano, o quasi. E’ questo quello che emerge dalla nuova analisi condotta da Istat, Inps, ministero del Lavoro, Anpal e Inail, recentemente presentata. E’ cambiata la composizione dei lavoratori, le loro competenze, i settori, le ore lavorate e tanto altro ancora. Un rapporto che è anche una novità, perché per la prima volta mette a sistema fonti statistiche e amministrative provenienti da enti diversi.

Il rapporto viene esaminato in un articolo di Francesco Seghezzi pubblicato su www.open.online.

Apparentemente non sembrerebbe che sia cambiato nulla. Infatti fatti 100 gli occupati del 2008 nel 2018 (dati del III trimestre) erano 99,4.

In pratica il numero degli occupati nel 2018 è tornato ad essere pari al numero verificatosi nel 2008.

Invece, ci sono stati cambiamenti molto importanti.

Innanzitutto il mercato del lavoro ha guadagnato ben 503.000 occupate donne. Ma ha perso 388.000 occupati maschi, a dimostrazione che molti lavori persi negli anni della crisi non sono ancora stati ritrovati e che la componente femminile ha spesso sostenuto il reddito famigliare in nuclei nei quali, prima della recessione, lavorava solo il maschio.

E questo aumento dell’occupazione femminile non spiega però il cambiamento del regime orario che è uno degli elementi che ha determinato la più grande mutazione nel decennio.

Infatti sono aumentati di 1,4 milioni gli occupati con part time involontario (coloro che vorrebbero lavorare con un full time ma non riescono a trovarlo) mentre sono diminuiti di 866.000 gli occupati a tempo pieno e di 450.000 quelli a part time volontario.

Non si tratta quindi di nuove donne al lavoro che scelgono il part time, ma di riduzione delle ore di lavoro che avviene contro la volontà del lavoratore a causa, probabilmente, di una riduzione della produzione e una mancanza di ripresa effettiva dopo la crisi economica. Per cui si predilige salvaguardare il numero degli occupati a scapito del numero di ore lavorate. Lo stesso rapporto infatti mostra come negli ultimi dieci anni le ore lavorate siano diminuite del 5%.

Ma una ulteriore spiegazione di questo fenomeno arriva dai cambiamenti dei settori in cui si è concentrato il lavoro. Sono aumentati infatti i servizi collettivi e alla persona in cui il numero di ore lavorate è notoriamente inferiore a quelle dell’industria, che ha visto un calo di 287.000 occupati e delle costruzioni (-549.000). Più occupati invece nella ristorazione, negli alberghi, nei servizi di cura all’interno delle famiglie, tutti lavori con meno ore, meno produttività e, spesso, meno salario rispetto all’occupazione più tradizionale nell’industria.

Un altro cambiamento ha riguardato le tipologie contrattuali.

In dieci anni abbiamo avuto 600.000 lavoratori indipendenti (autonomi) in meno e 735.000 dipendenti a termine in più, mentre i lavoratori a tempo indeterminato sono sostanzialmente rimasti invariati (-19.000). Sicuramente ha inciso l’eliminazione di forme contrattuali come il co.co.pro. a partire dal 2016 e la liberalizzazione dei contratti a termine ma è chiaro anche che la fase di ripresa ha coinciso con una mutazione delle scelte di assunzione delle imprese che si trovano ad operare in mercati più dinamici, incerti e concorrenziali.

C’è poi il dato demografico, che è fondamentale per capire presente e futuro del lavoro in Italia. Nel 2008 30 occupati su 100 avevano tra i 15 e i 34 anni, nel 2018 questo numero è sceso a 22.

La causa principale è l’invecchiamento della popolazione ma un cambiamento così ampio (quasi un terzo) non può che esser stato causato anche dalla situazione di svantaggio e di difficoltà dei giovani nell’accesso e nella permanenza nel mercato del lavoro.

Giovani che nel 2017, secondo il rapporto, hanno iniziato prevalentemente a lavorare con un contratto a termine (50%) o con un apprendistato (14%), mentre solo il 9% ha avuto un contratto a tempo indeterminato. Tempo indeterminato che, dopo 24 mesi dal primo lavoro, solo il 50% dei giovani possiede. E tempo indeterminato che è più probabile del 12,5% se si accede nel mercato del lavoro con un contratto di somministrazione rispetto all’accesso con un contratto a termine. Peccato che solo il 9% entrino nel mercato con questo contratto.




permalink | inviato da paoloborrello il 4/3/2019 alle 8:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


sfoglia     febbraio        aprile
 







visita Bloglaici

visita meglioliberi

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog



Altri Blog


paoloborrello.wordpress
2piu2uguale5
accade
adestra
agiamo
agoradelpoeta
alchimia
alitodivento
aljihadalakbar
amanolibera
ambienteonline
andreasfondrini
annie80
antifascismoresistenza
aquilonesenzavento
arcadia77
arciprete
astronik
aujourdhuitina
avocado
babate
bartolomeonicolotti
biblioceca
bluevelvet
calibano
carnesalli
charliebrown01
chupachupa
clandestinodellavita
contracorriente
comunitaproletarieresistenti
degiorgioblog
demos
dexterh46
diarioestemporaneo
dicosemprelamia
didascalos
dilia
dinolattuca
dinottelaluna
discutendo
dituttosututto
donatellacamatta
ecarta
efesto
eleonoraporta
emanuelafanelli
emmart
energiapulita1
enne-stranigiorni
esperimento
espressione
eugualemalquadrato
fabiopeluso
fabiopiselli
fattiedisfatti
federicoaldrovandi
fedevegan
fioridialicanto
fioriecannoni
fiorirosa
floreana2
fort
francescoferrari
francobrain
fuorimargine
garbo
gdzito
geco
giovannicera
gliincapaci
grifo87
gurgling
HeavenonEarth
hellbove
hertory
i400colpi
ilmale
impollinaire
ilmondoallarovescia
ilmondosecondome
iotocco
ilpopolosovrano
ilpuntoimproprio
ilsalottodellalternativo
ilteatrino
inprospettiva
iojulia
ioletta
irandemocratico
italiasvegliati
irlanda
kissaseva
koli00
KudaBlog
l_antonio
laurarocatello
lafinestrasulcortile
lamiacaverna
lampinelletenebre
lavagnabianca
lessicodemocratico
liberidivolare
liberolanima
lindadicielo
litecondominiale
lorenzaferrari
lostrazzablogg
lucania
mamotati
mancio
marinopaola
mietta
milleeunanotte
mimmoguarino
mimuovofacciocose
mirabaud
mojorising
mr-loto
murodemocratico
nathan2000
newfablog
nikiaprilegatti
noncontromaper
no-fog
noicittadinilucani
notes-bloc
nuvolasenzainverno
nuvolese
occhiodelciclone
onoenergy
opinionidirette
orgogliodemocratico
padrepuglisi
palagniak
paolodemartino
pdg
pellizzer
pensierididonna
penultimi
picnicconlefragole
pierluigilido
pilloledicucina
pinodeluca
pitunpi
point
portavoce
pqlascintilla
precariamente
quartieri
quoterosashokking
redbiker
redentatiria
riccardo-uccheddu
rigirandola
rosavalenti
rossellagrenci
sacchegiatorcortese
salviamocarrara
salviamoitalia
sarditudine
saxer
serenacolonna
sergiobontempelli
solealtonelcielo
sonogians
sonounitagliano
spensieratoaviator
svegliaitalia
tavolodelledonne
terzadimensione
terzostato
tisbe
tuttoblog
universopolitico
valentinaconticello
valerioascenzi
valeriabonanno
valeriopieroni
valigetta
vicolodeigatti
vincenzaperilli
virginie
virtualblog
volipindarici
volodinotte
volovivace
voltirivolti
vulcanochimico
williamnessuno
windofchange
wrong
zibaldone2
zonaliberata
zuccherofarinaecompany


Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom