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10 aprile 2019

Quanti sono i rom in Italia? Un'emergenza che non c'è

Dopo le vicende di Torre Maura si è riaperto il dibattito sulla situazione della popolazione rom e sinti in Italia. Stando ai dati in Italia la percentuale è tra le più basse in Europa (0,23%). Circa 26.000 sono nei campi. 

E in un articolo pubblicato su www.redattoresociale.it ci si occupa della situazione  dei rom e dei sinti in Italia, con particolare riferimento al loro numero.

Infatti dopo i fatti di Torre Maura, periferia est della Capitale, si è riaperto il dibattito sulla situazione rom e sinti in Italia.

Ma quanti sono in Italia? Come vivono? E quanti di loro hanno la cittadinanza?

Come ricorda uno studio dell’associazione 21 luglio numeri precisi non ci sono, ma secondo le stime del Consiglio d’Europa la presenza in Italia di rom, sinti e caminanti è compresa in una forbice tra le 120.000 e le 180.000 persone (lo 0,23% circa della popolazione). Una delle percentuali più basse registrate in Europa.

Nel 2017 un rapporto di Istat e Anci, in collaborazione con l’ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar)  ha analizzato le variabili socio-economiche e lei soluzioni abitative scelte dai rom, sinti e caminanti in Italia, offrendo informazioni e dati relativi prevalentemente a quegli individui e a quelle comunità “ipervisibili” perché presenti in insediamenti formali o informali.

Secondo la mappatura condotta nel 2017 dall’associazione 21 luglio,  a fronte di un numero imprecisato di persone appartenenti alle comunità rom, sinti e caminanti presenti in Italia, è stato possibile quantificare in circa 26.000 unità le persone di etnia rom e sinti che vivono in emergenza abitativa e, nel caso specifico, in baraccopoli formali, in baraccopoli informali, in micro insediamenti, in centri di raccolta rom.

Rispetto al 2016, quando i rom censiti erano stati circa 28.000, si è rilevato un decremento del 7% dovuto in parte al trasferimento di alcune comunità da insediamenti informali ad immobili occupati, dall’altro allo spostamento volontario di alcune famiglie, prevalentemente di nazionalità rumena, verso altri Paesi europei.

Vi erano poi circa 1.300 persone, in prevalenza sinti, che vivevano in una cinquantina di micro aree collocate nell’Italia Centro-Settentrionale, altri 1.200 rom di cittadinanza rumena abitavano a Roma, Napoli e Sesto Fiorentino in immobili occupati in forma monoetnica e  circa 760 rom di nazionalità italiana erano presenti in abitazione dell’edilizia residenziale pubblica all’interno di quartieri monoetnici nelle città di Cosenza (circa 500 persone) e Gioia Tauro (circa 260 persone).

Sempre secondo l’associazione 21 luglio l’aspettativa di vita dei rom presenti negli insediamenti formali e informali è di 10 anni inferiore a quella della popolazione italiana.

In totale la popolazione rom e sinti in Italia è molto giovane: il 55% ha meno di 18 anni.

Inoltre si stima che circa la metà abbia la cittadinanza italiana.

Nelle baraccopoli informali e nei micro insediamenti sono presenti per l’ 86% cittadini di origine rumena. I rimanenti sono in prevalenza di nazionalità bulgara.  9.600 sono rom originari dell’ex Jugoslavia, presenti quasi esclusivamente nelle baraccopoli formali. Un terzo di loro ( pari a circa 3.000 unità) è a rischio apolidia.

Tali dati mi sembrano molto interessanti perché evidenziano che un’emergenza rom in Italia non c’è, proprio in considerazione del loro numero piuttosto basso.

La percezione di questo fenomeno da parte di alcune componenti della popolazione, soprattutto di coloro che risiedono nelle periferie delle grandi città, è diversa ma è spesso alimentata, volutamente, da una vera e propria campagna d’odio promossa da alcuni gruppi politici. Campagna d’odio che si indirizza, peraltro, anche nei confronti di altre persone, in primo luogo nei confronti dei migranti.

Certamente, talvolta, la presenza di rom e sinti, soprattutto nei campi localizzati nelle periferie delle grandi città, può provocare dei problemi, i quali però devono essere affrontati con iniziative concrete, evitando invece di amplificarli, ricorrendo spesso a degli stereotipi del tutto falsi, almeno nella gran parte dei casi.




permalink | inviato da paoloborrello il 10/4/2019 alle 10:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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