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20 maggio 2019

Si spende troppo in pensioni?

Spesso si sostiene che la spesa pubblica in Italia sia troppo elevata. E proprio vero? Sarebbe opportuno, invece, considerare la composizione della spesa pubblica. Infatti si arriverebbe alla conclusione, tra l’altro, che rispetto ad altri Paesi, in Italia la spesa per le pensioni è più alta. Questo non vuol dire ovviamente che le singole pensioni per molti italiani siano molto alte, tutt’altro. 

Tali problematiche sono analizzate in un articolo di Mariasole Lisciandro e Pietro Mistura, pubblicato su www.lavoce.info.

E’ proprio vero che la spesa pubblica in Italia è molto elevata, rispetto ad altri Paesi europei?

Tenendo presente il documento di economia e finanza, si può concludere che nel 2019 il Paese che spenderà di più in percentuale al proprio Pil è la Francia con il 55,5%, seguita dall’Italia con il 48,9%, e dalle meno spendaccione Germania e Spagna con, rispettivamente, il 44,5% e il 41,5%.

Di questi quattro Paesi l’Italia è l’unica che prevede un aumento della spesa per il 2020, con una lieve decrescita nel biennio successivo, mentre la Germania mantiene le proprie spese costanti nel triennio 2019-2022 (mentre le aumenta dal 2018 al 2019, ma può permetterselo), invece Francia e Spagna attuano una riduzione (quest’ultima di un livello già di per sé basso).

L’Italia nel 2019 prevede quindi una spesa in linea con questi Paesi, sebbene in crescita.

Considerando l’intera Eurozona, nel 2017 la spesa pubblica (Italia esclusa) era del 46,7% del Pil, due punti percentuali in meno rispetto al nostro Paese.

E nella Ue a 28 solo sei Paesi presentavano una spesa pubblica superiore alla nostra.

L’Italia è perciò in linea con i Paesi paragonabili, ma sempre nella parte alta della classifica complessiva europea.

E’ poi interessante capire per quali finalità viene impiegata, soprattutto con un occhio a cosa servirà l’aumento di spesa previsto.

Nel documento di economia e finanza viene indicato che nel triennio 2019-2021 le maggiori spese saranno dovute a interventi nel settore lavoro e pensioni, in particolare con l’introduzione di reddito di cittadinanza e quota 100: rispettivamente +23,5 e +20,5 miliardi nel triennio 2019-2021.

In Germania, invece, le maggiori nuove voci di spesa del 2019 riguardano un programma di aiuto ai genitori lavoratori, per i quali sono stati stanziati 5,5 miliardi nel corso del prossimo triennio. Un’altra grande voce di spesa riguarda il trasferimento di risorse ai Paesi dai quali provengono le quote maggiori di rifugiati per i quali sono previsti 6,9 miliardi di euro. Altri 5,2 miliardi saranno aggiunti nel 2019 ai 47,3 miliardi per la spesa militare, come richiesto dalla Nato.

Per quanto riguarda le pensioni vengono previsti 2 miliardi aggiuntivi dal bilancio federale per ogni anno nel triennio 2021 e 2024 per salvaguardare il bilancio dall’effetto demografico.

Anche la Francia prevede un intervento sulle pensioni che saranno rivalutate dello 0,3%, mentre sono previsti ulteriori 10 miliardi di spesa in particolare per le nuove assunzioni nella pubblica amministrazione, obiettivo analogo per la Spagna.

Da questo rapido confronto emerge come il governo italiano abbia dato molta importanza al tema dell’assistenza e delle pensioni, cosa che è stata fatta anche negli altri Paesi ma con minore enfasi.

E un dato su tutti mostra la peculiarità della spesa pubblica italiana: dalle previsioni di lungo periodo, si nota come l’Italia concentri più risorse di tutti gli altri Paesi in esame sul tema delle pensioni.

Tutti i Paesi prevedono un aumento della spesa pensionistica fino al 2050, dovuto al fatto che in concomitanza con il 2030 si ritireranno dal mondo del lavoro coloro che appartengono alla generazione detta del “baby boom”.

Ma l’Italia è comunque il Paese che sia oggi che domani destina la più ampia porzione di Pil al pagamento delle pensioni.

Viene quindi da chiedersi se fosse necessario caricare il bilancio pubblico italiano di nuove risorse destinate alle pensioni.

La risposta è no, se si pensa a quanto meno spendono gli altri paesi.

Tuttavia, spesso si giustifica l’eccesso di spesa pensionistica con il fatto che la popolazione italiana è molto più vecchia rispetto a quella di altri Paesi.

Ma i dati Ocse indeboliscono questa narrazione.

L’Italia è effettivamente al secondo posto dei Paesi Ocse per quota di over-65 sulla popolazione in età lavorativa, con il 37,8%. Questo valore però non è troppo distante da quelli di Germania (34,8) e Francia (33,3). O quantomeno forse non così distante da giustificare una differenza così ampia di spesa pensionistica sul Pil.

In ogni caso, aumentare la spesa è un grosso errore per un paese che cresce a velocità  zero virgola come l’Italia.  Soprattutto se la si aumenta per spesa corrente e non per investimenti o capitale umano.

E, aggiungo e termino, in considerazione dell’elevato tasso di disoccupazione giovanile e dell’insufficiente livello della spesa pubblica per l’istruzione, piuttosto che prendere provvedimenti come la cosiddetta quota 100, che, oggettivamente, ha contribuito e contribuirà ad innalzare la spesa pensionistica, sarebbe stato necessario prevedere interventi volti a favorire l’occupazione giovanile e ad accrescere la spesa pubblica per l’istruzione.

Ma, si sa, al di là delle chiacchiere, i giovani, le loro esigenze, non rappresentano la priorità per questo governo.

Peraltro, provvedimenti rivolti a favorire i giovani potrebbero aver anche l’effetto di ridurre, seppure in misura limitata, l’invecchiamento della popolazione, contribuendo ad accrescere il tasso di natalità, oggi particolarmente basso.




permalink | inviato da paoloborrello il 20/5/2019 alle 8:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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