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10 febbraio 2020

200 milioni le donne con mutilazioni genitali

Oggi, nel mondo, almeno 200 milioni di donne e ragazze sono state sottoposte a mutilazioni genitali femminili, uno degli atti di violenza di genere più disumani al mondo. E nella giornata internazionale della tolleranza zero contro tali mutilazioni, tre agenzie dell’Onu, Unicef, Unfpa, Un-Women, hanno riaffermato il loro impegno a porre fine a questa violazione dei diritti umani. 

I rappresentanti delle tre agenzie hanno redatto, a tale proposito, un breve documento.

“Questo impegno è importante perché le  mutilazioni genitali femminili causano conseguenze fisiche, psicologiche e sociali di lungo periodo.

Esse violano i diritti delle donne alla salute sessuale e riproduttiva, all’integrità fisica, alla non discriminazione e alla libertà da trattamenti crudeli e umilianti.

Rappresentano inoltre una violazione dell’etica medica: le mutilazioni genitali femminili non sono mai sicure, non importa chi sia a praticarle e quanto sia pulito il luogo in cui vengono effettuate.

Almeno 200 milioni di ragazze e donne vivono oggi nel mondo con le cicatrici di qualche forma di mutilazione genitale subìta nel corso della propria vita.

Altri 68 milioni di ragazze subiranno queste mutilazioni di qui al 2030 se non vi sarà una forte accelerazione nell’impegno per porre fine a questa pratica tradizionale.

Oltre 20 milioni di donne e ragazze in 7 Stati (Egitto, Sudan, Guinea, Gibuti, Kenia, Yemen e Nigeria) sono state sottoposte a questa pratica per mano di un operatore sanitario.

Medicalizzare le mutilazioni non significa renderle più sicure, perché si tratta sempre della rimozione o del danneggiamento di tessuti sani e normali, interferendo con le funzioni naturali del corpo di una bambina, di una ragazza o di una donna.

Dato che la mutilazione genitale femminile è una forma di violenza di genere, non possiamo contrastarle in modo isolato rispetto alle altre forme di violenza contro le donne e le ragazze o ad altre pratiche nocive come i matrimoni precoci o forzati.

Per porre fine alle mutilazioni genitali femminili, si deve affrontare affrontare alla radice il problema della disuguaglianza di genere e lavorare per l’ “empowerment”  sociale ed economico delle donne.

Nel 2015, i leader del mondo sono convenuti sull’urgenza dell’eliminazione delle mutilazioni, inserendola tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030.

E’ un traguardo raggiungibile, ma si deve agire immediatamente se si vuole che questo impegno politico si traduca in risultati concreti.

A livello dei singoli Stati, servono nuove politiche e leggi che tutelino il diritto delle ragazze e delle donne a vivere libere da violenza e discriminazione.

I governi degli Stati in cui le mutilazioni sono ancora diffuse devono sviluppare dei piani di azione nazionali per porre fine a questa pratica.

Per essere efficaci, questi piani devono prevedere però risorse di bilancio dedicate ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva, all’istruzione femminile, al welfare e ai servizi legali.

A livello di cooperazione regionale, occorre che le istituzioni e le comunità economiche sovranazionali collaborino per prevenire i trasferimenti di donne e ragazze verso Paesi con leggi meno restrittive in materia di mutilazioni genitali femminili.

A livello locale, c’è bisogno di leader religiosi che smontino il mito secondo cui le mutilazioni genitali femminili hanno una base religiosa.

Dato che spesso sono le pressioni sociali a mantenere viva questa tradizione, è cruciale che individui e famiglie ricevano maggiori informazioni sui benefici dell’abbandono di questa pratica.

Le manifestazioni pubbliche della promessa di abbandonare le mutilazioni genitali femminili – in particolare quelli promossi da intere comunità – sono un modello concreto di impegno sociale.

Ma tale impegno deve essere abbinato a una strategia più ampia per contrastare le norme sociali, le pratiche e i comportamenti che giustificano le mutilazioni.

Campagne di sensibilizzazione e l’uso dei social media possono amplificare il messaggio secondo cui porre fine alle mutilazioni genitali femminili salva e migliora le vite.

Grazie all’azione collettiva di governi, società civile, comunità e individui, le mutilazioni genitali femminili sono in declino.

Ma noi non puntiamo soltanto a ridurre il numero di casi. Noi vogliamo arrivare a zero”.




permalink | inviato da paoloborrello il 10/2/2020 alle 8:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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