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23 luglio 2020

La repressione degli uiguri in Cina

Da tempo gli uiguri sono sottoposti in Cina a varie forme di repressione. In una recente inchiesta dell’ “Associated Press”, sull’azione sistematica portata avanti da Pechino negli ultimi quattro anni nei confronti della minoranza musulmana nella regione dell’estremo ovest dello Xinjiang, si denuncia l’adozione di misure draconiane per ridurre i tassi di natalità tra gli uiguri e altre minoranze all’interno di una vasta campagna per limitare la crescita della popolazione musulmana in Cina, mentre parte della maggioranza degli Han – il gruppo etnico maggioritario nel paese – viene incoraggiata ad avere più figli.

Nell’inchiesta si legge che, sulla base di testimonianze e di dati, il governo cinese “sottopone regolarmente le donne delle minoranze etniche a controlli di gravidanza e forza l’uso di strumenti contraccettivi (dispositivo intrauterino o Iud), la sterilizzazione e l’aborto.

Anche se l’uso degli Iud e della sterilizzazione è diminuito a livello nazionale, sta crescendo rapidamente nello Xinjiang”.

La detenzione di massa sarebbe usata sia come minaccia per far rispettare queste misure di controllo sia come punizione per chi non le segue: “Avere troppi figli è una delle ragioni principali per cui le persone vengono mandate nei campi di detenzione con i genitori di tre o più figli strappati alle loro famiglie a meno che non possano pagare enormi multe”.

Così queste minoranze hanno il terrore di avere figli: “I tassi di natalità nei territori popolati per la maggior parte dagli Uiguri, come Hotan e Kashgar, sono precipitati di oltre il 60% dal 2015 al 2018, ultimo anno disponibile nelle statistiche del governo.

In tutta la regione dello Xinjiang, i tassi di natalità continuano a precipitare, scendendo di quasi il 24% solo lo scorso anno – rispetto al solo 4,2% a livello nazionale – mostrano le statistiche”.

Per lo studioso Adrian Zenz, considerato tra i massimi analisti della sorveglianza delle regioni minoritarie cinesi e autore di un nuovo rapporto sempre sul controllo della nascite della popolazione delle minoranze musulmane, si tratta di un calo senza precedenti: “Questo piano è parte di una più ampia campagna di controllo per soggiogare gli uiguri”.

Lo scorso novembre un’inchiesta del “New York Times” aveva raccontato, tramite documenti governativi riservati, ottenuti da un whistleblower del partito comunista cinese (Pcc), di “una visione interna senza precedenti della repressione” nello regione cinese Xinjiang, dove negli ultimi anni “le autorità hanno condotto nei campi di internamento e prigioni fino a un milione” di persone appartenenti alla minoranza musulmana.

Pechino ha sempre respinto le accuse e denunce di repressione nei confronti di questa popolazione, organizzando anche visite in questi campi descritti dallo Stato centrale come “centri di formazione” volontari, rieducativi e utilizzati per contrastare l’estremismo islamico, all’interno di una campagna con fini benevoli.

Anche per quanto emerso dalla nuova inchiesta di “Associated Press”, il ministero degli Esteri cinese ha parlato di “notizie false e fabbricate”.

L’ “Associated Press” spiega che per decenni, la Cina ha avuto uno dei sistemi di diritti più ampi nel mondo, con gli uiguri e altri gruppi che hanno ottenuto più punti sugli esami di ammissione all’università, quote per posti di governo e restrizioni lassiste nel controllo delle nascite.

“Secondo la politica del figlio unico ormai abbandonata in Cina – si legge -, le autorità avevano da tempo incoraggiato, spesso costretto, l’uso di contraccettivi, la sterilizzazione e l’aborto nei confronti degli Han. Mentre alle minoranze erano concessi due bambini, tre se provenivano dalla campagna”.

Con l’arrivo del presidente Xi Jinping, questi benefici vengono ritirati: “Nel 2014, subito dopo che Xi visita lo Xinjiang, il principale funzionario della regione disse che era tempo di attuare ‘politiche di pianificazione familiare paritaria’ per tutte le etnie e ‘ridurre e stabilizzare i tassi di natalità’.

Negli anni seguenti, il governo dichiarò che invece di un solo figlio, gli Han nelle aree rurali dello Xinjiang potevano averne due o tre, proprio come le minoranze.

Ma mentre è uguale sulla carta, in pratica i cinesi Han sono in gran parte risparmiati dagli aborti, dalle sterilizzazioni, dall’uso dei contraccettivi e dalle detenzioni di massa”.

Secondo diversi esperti citati dall’agenzia internazionale, la campagna di controllo delle nascite farebbe parte di un “piano orchestrato dallo Stato” nei confronti della minoranza musulmana – considerata nel tempo un terreno fertile per la povertà e l’estremismo – “per liberarla dalla loro fede e identità e assimilarli con la forza”.

“Sono sottoposti a rieducazione politica e religiosa nei campi e al lavoro forzato nelle fabbriche, mentre i loro figli sono indottrinati negli orfanotrofi .

Anche gli uiguri, spesso ma non sempre musulmani, sono seguiti da un vasto apparato di sorveglianza digitale” .

L’ “Associated Press” scrive inoltre che, in base a dati raccolti e confermati, dei 484 detenuti nel campo nella contea di Karakax nello Xinjiang, 149 erano lì per aver avuto troppi figli.

Secondo le dichiarazioni di ex detenuti, una volta nei campi di detenzione le donne sono sottoposte all’utilizzo di dispositivi intrauterini (o Iud) e costrette a frequentare lezioni di pianificazione su quanti bambini dovrebbero avere.

Alcune donne hanno poi riferito anche di aborti forzati.

Nel 2014, nello Xinjiang erano stati utilizzati poco più di 200.000 Iud. Quattro anni dopo, il dato è salito di oltre il 60%, arrivando a quasi 330.000 Iud. Nello stesso lasso di tempo, l’utilizzo dello Iud nelle altre parti della Cina è invece fortemente diminuito.




permalink | inviato da paoloborrello il 23/7/2020 alle 11:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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