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4 aprile 2017

Morbillo, Romania e Italia a rischio epidemia

Romania e Italia sono a rischio epidemia di morbillo. L’allarme arriva dall’Oms (organizzazione mondiale della sanità) che identifica in questi 2 Paesi i maggiori focolai attuali di quella patologia. In Romania ci sono stati oltre 3.400 casi e 17 morti dal gennaio 2016 a marzo 2017. In Italia si è registrato un forte aumento dei casi nelle prime settimane del 2017, con 238 casi segnalati a gennaio e almeno altrettanti a febbraio. E il numero totale dei casi rilevati nel 2016 (circa 850) è stato già superato, come evidenziano gli ultimi dati del ministero della Salute e dell’Iss (Istituto superiore di sanità), 1.010 casi dal 1° gennaio al 26 marzo 2017.

Secondo l’Oms per eliminare il morbillo serve una copertura vaccinale di almeno il 95%, ma in Europa si è scesi ben al di sotto.

La malattia in questo modo continua a diffondersi, con la possibilità di causare epidemie. E questo anche se due terzi dei 53 Paesi europei hanno bloccato la trasmissione endemica che resta tale però in altri 14 Paesi.

“Con il progresso costante fatto negli ultimi anni verso l’eliminazione della malattia, è preoccupante che in due anni si stia assistendo a una sua ripresa”, ha affermato Zsuzsanna Jakab, direttore regionale per l’Europa dell’Oms.

Nel gennaio 2017 sono stati segnalati 559 casi di morbillo in Europa. Di questi, 474 casi sono stati segnalati in 7 dei 14 paesi endemici (Francia, Germania, Italia, Polonia, Romania, Svizzera e Ucraina).

Le informazioni preliminari per il mese di febbraio indicano che il numero di nuove infezioni è nettamente in aumento. In tutti questi Paesi l’Oms stima che la copertura di immunizzazione con la seconda dose di vaccino sia inferiore alla soglia del 95%.

“Esorto tutti i Paesi endemici ad adottare misure urgenti per fermare la trasmissione del morbillo e tutti i Paesi che hanno già raggiunto questo traguardo a mantenere alta la guardia e sostenere la copertura dell’immunizzazione. Insieme dobbiamo fare in modo che i progressi raggiunti finora non vadano perduti”, ha aggiunto Jakab.

Secondo l’Oms le autorità sanitarie nazionali dovrebbero massimizzare i lori sforzi per raggiungere e/o mantenere una copertura di almeno il 95% e con 2 dosi di vaccino.

E l’ufficio regionale per l’Europa sta lavorando a stretto contatto con le autorità sanitarie nazionali dei Paesi a rischio per pianificare e attuare misure di risposta adeguate che includano migliore sorveglianza e l’identificazione e l’immunizzazione delle persone a rischio elevato di infezione, di quelle particolarmente sensibili che possono venire a contatto con soggetti infetti e per coinvolgere le comunità e incoraggiare la vaccinazione.

Per quanto riguarda l’Italia, si può rilevare che dei 1.010 casi di morbillo segnalati dal 1° gennaio al 26 marzo del 2017 l’86% proviene da cinque regioni: Piemonte, Lombardia, Lazio, Toscana, e Abruzzo.

Il 90% dei soggetti colpiti da questa malattia non era vaccinato.

La maggior parte dei casi è stata segnalata in persone di età maggiore o uguale a 15 anni (57% nella fascia 15-39 anni e 17% negli adulti con più di 39 anni), con un’età media dei casi pari a 27 anni.

Il 26% dei casi è stato segnalato in bambini nella fascia di età 0-14 anni; di questi, 50 avevano meno di un anno di età.

Infine sono stati segnalati 113 casi tra operatori sanitari.

Non si può che concludere rilevando che la situazione riguardante la diffusione del morbillo in Italia sia davvero preoccupante e auspicando che nel nostro Paese siano quanto prima rispettate le indicazioni sollecitate dall’ufficio europeo dell’Oms.

Non si deve assolutamente sottovalutare il problema.




permalink | inviato da paoloborrello il 4/4/2017 alle 9:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



29 marzo 2017

Migranti, 8 "bufale" da sfatare

Vi è sempre maggiore attenzione sul fatto che nei media e, soprattutto nei social, sono molto diffuse le “fake news”, insomma vere e proprie “bufale”. E numerose bugie riguardano i migranti. I radicali italiani hanno realizzato un prontuario, ideato da Emma Bonino, nel quale sono individuate 8 grandi bugie, proprio relative ai migranti.

Di seguito, riporto le 8 “bufale” individuate in questo prontuario. E per ognuna si spiega qual è invece la realtà.

Siamo di fronte a un’invasione

Nell’Unione Europea, su oltre 500 milioni di residenti di ogni età (510 milioni) nel 2015, solo il 7% è costituito da immigrati (35 milioni), mentre gli autoctoni sono la stragrande maggioranza (93%, pari a 473 milioni). La quota di stranieri varia notevolmente tra i Paesi europei (il 10% in Spagna, il 9% in Germania, l’8% nel Regno Unito e in Italia, il 7% in Francia). È curioso, però, che i Paesi più ostili all’accoglienza degli immigrati sono quelli che ne hanno di meno: la Croazia, la Slovacchia e l’Ungheria, ad esempio, che ne hanno circa l’1%.

Ma non c’è lavoro neanche per gli italiani, non possiamo accoglierli

Per mantenere sostanzialmente inalterata la popolazione italiana dei 15-64enni nel prossimo decennio, visto che tra il 2015 e il 2025 gli italiani diminuiranno di 1,8 milioni, è invece necessario un aumento degli immigrati di circa 1,6 milioni di persone: si tratta di un fabbisogno indispensabile per compensare la riduzione della popolazione italiana in età lavorativa.

Sì, ma questi ci rubano il lavoro

Agli immigrati sono riservati solo i lavori non qualificati, in gran parte rifiutati dagli italiani: gli stranieri non riducono l’occupazione degli italiani, ma occupano progressivamente le posizioni meno qualificate abbandonate dagli autoctoni, soprattutto nei servizi alla persona, nelle costruzioni e in agricoltura: settori in cui il lavoro è prevalentemente manuale, più pesante, con remunerazioni modeste e con contratti non stabili. Dai dati più aggiornati del 2015, infatti, emerge che oltre un terzo degli immigrati svolge lavori non qualificati (36% contro il 9% degli italiani).

Sarà, però ci tolgono risorse per il welfare

I costi complessivi dell’immigrazione, tra welfare e settore della sicurezza, sono inferiori al 2% della spesa pubblica.  Dopodiché, gli stranieri sono soprattutto contribuenti: nel 2014 i loro contributi previdenziali hanno raggiunto quota 11 miliardi, e si può calcolare che equivalgono a 640.000 pensioni italiane. Col particolare che i pensionati stranieri sono solo 100.000, mentre i pensionati totali oltre 16 milioni.

Comunque i rifugiati sono troppi, non c’è abbastanza spazio in Europa

Dei 16 milioni complessivi solo 1,3 milioni sono ospitati nei 28 Paesi dell’Unione europea (8,3%), tra cui l’Italia (118.000, pari allo 0,7%). I Paesi che ospitano il maggior numero di rifugiati nel 2015 sono la Turchia (2,5 milioni), il Pakistan (1,6 milioni), il Libano (1,1 milioni) e la Giordania (664.000).

Certo e allora li ospitiamo negli alberghi

I centri di accoglienza straordinaria sono strutture temporanee cui il ministero dell’Interno ha fatto ricorso, a partire dal 2014, in considerazione dell’aumento del flusso: le prefetture, insieme alle Regioni e agli enti locali, cercano ulteriori posti di accoglienza nei singoli territori regionali, e quando non li trovano si rivolgono anche a strutture alberghiere. Si tratta di una gestione straordinaria ed emergenziale, spesso criticata in primo luogo da chi si occupa di asilo, perché improvvisata, in molti casi non conforme agli standard minimi di accoglienza e quindi inadatta ad attuare percorsi di autonomia. Quindi sono uno scandalo non gli alberghi, ma la mala gestione e l’assenza di servizi forniti in quei centri improvvisati.

E diamo loro 35 euro al giorno per non fare niente

In Italia, nel 2014, sono stati spesi complessivamente per l’accoglienza 630 milioni di euro, e nel 2015 circa 1 miliardo e 162 milioni. Il costo medio per l’accoglienza di un richiedente asilo o rifugiato è di 35 euro al giorno (45 per i minori) che non finiscono in tasca ai migranti ma vengono erogati agli enti gestori dei centri e servono a coprire le spese di gestione e manutenzione, ma anche a pagare lo stipendio degli operatori che ci lavorano. Della somma complessiva solo 2,5 euro in media, il cosiddetto “pocket money”, è la cifra che viene data ai migranti per le piccole spese quotidiane (dalle ricariche telefoniche alle sigarette).

Sì però i terroristi islamici stanno sfruttando i flussi migratori per fare attentati e conquistare l’Europa

Limitando l’osservazione al terrorismo islamista, i primi 5 Paesi con la maggiore quota di morti sono l’Afghanistan (25%), l’Iraq (24%), la Nigeria (23%), la Siria (12%), il Niger (4%) e la Somalia (3%). Le vittime dell’Europa occidentale rappresentano una quota residuale, inferiore all’1%. L`Italia è terra d’immigrazione con molti cristiani ortodossi: oltre 2 milioni tra ucraini, romeni, moldavi e altre nazionalità. Seguono circa 1 milione e 700.000 persone di religione musulmana (compresi gli irregolari e minori), meno di un terzo del totale degli oltre 5 milioni di stranieri in Italia. In Europa solo il 5,8 per cento della popolazione è di religione islamica.

Mi limito ad osservare che questo prontuario dovrebbe essere ampiamente diffuso, perché mi sembra molto utile per “smontare” le principali “bufale” che riguardano i migranti. Forse, se ciò avvenisse, diminuirebbe anche la paura che contraddistingue una parte consistente della popolazione europea, proprio a causa della presenza dei migranti.




permalink | inviato da paoloborrello il 29/3/2017 alle 17:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



26 marzo 2017

Movimento 5 Stelle, nonostante gli errori aumentano i consensi. Perchè?

La gran parte dei sondaggi elettorali attribuiscono al Movimento 5 Stelle, negli ultimi periodi, una crescita dei consensi, fino a considerarlo il primo partito in Italia, soprattutto dopo la scissione avvenuta nel Pd. E questa crescita dei consensi si sarebbe verificata nonostante gli errori, i problemi, che hanno caratterizzato, recentemente, l’azione di molti esponenti del Movimento 5 Stelle. Come mai non si è manifestata invece una riduzione dei consensi?

E’ bene ricordare, innanzitutto, che non sempre i sondaggi, in passato, in Italia, si sono dimostrati corrispondenti ai risultati delle diverse elezioni o referendum.

Ma, questa volta, credo che tale tendenza all’aumento dei consensi rivolti al Movimento 5 Stelle, nonostante tutto, sia realistica.

E quali sono i motivi alla base di quella tendenza?

In primo luogo, il comportamento degli altri partiti, soprattutto del Pd, che, oggettivamente, va considerato il principale avversario del Movimento.

Gli altri partiti, in primo luogo appunto il Pd, non hanno dimostrato di volersi rinnovare davvero, di voler rinnovare realmente la politica italiana, di perseguire anche l’interesse generale, di affrontare efficacemente i principali problemi dell’Italia.

E poiché da tempo, fra gli italiani, è sempre più diffusa una notevole sfiducia nella politica che, oltre a provocare un aumento dell’astensionismo, ha determinato i successi elettorali del Movimento 5 stelle, ritenuto l’unico partito in grado di rinnovare la politica italiana, nonostante i problemi di questo Movimento, considerando appunto che gli altri partiti hanno continuato a comportarsi come in passato, il Movimento 5 Stelle è rimasto, per molti elettori, l’unica alternativa, quanto meno per quelli più sfiduciati nei confronti della politica e più colpiti dalla crisi economica e sociale che si manifesta ancora nel nostro Paese.

Un motivo, però di secondaria importanza, è rappresentato, a mio avviso, dal fatto, che la maggior parte degli elettori compiono le loro scelte in base ai comportamenti, alle scelte, e alle promesse, dei diversi partiti, più evidenti, più comprensibili, e considerano più importanti i problemi che li colpiscono direttamente (ad esempio la mancanza di sicurezza, la disoccupazione).

Questa situazione, peraltro, si è sempre verificata, anche in passato.

Inoltre solo una minoranza degli elettori sono informati, in modo approfondito, di quanto avviene nel sistema politico e in quello economico.

D’altra parte non sempre i partiti riescono a comprendere fino in fondo gli orientamenti degli elettori, i problemi da loro ritenuti di maggiore rilievo. Lo stesso avviene per i mass media, soprattutto per i giornali tradizionali.

E quindi sono stati trascurati da molti elettori alcuni errori del Movimento 5 Stelle come, ad esempio, l’iniziale decisione dei loro parlamentari europei di aderire al gruppo dei liberali.

Poi, i partiti tradizionali hanno dimostrato, spesso, di non essere più in sintonia con le esigenze, i problemi, di una parte consistente degli elettori, di non riuscire più nemmeno a comprendere tali esigenze e tali problemi.

Peraltro questa situazione si è manifestata anche in altri Paesi. L’esempio più singificativo è stata la vittoria di Trump nelle elezioni presidenziali americane. Trump è stato ampiamente sottovalutato dal Partito Democratico e dai più “influenti” mass media.

Quindi se gli altri partiti, di nuovo soprattutto il Pd, vorranno contrastare efficacemente la crescita dei consensi del Movimento 5 Stelle, dovranno davvero rinnovarsi, dovranno riuscire a comprendere molto meglio le esigenze, i problemi, della maggioranza degli elettori.

Lo vorranno fare? Saranno in grado di farlo?

A me sembra difficile che ciò avvenga, nel breve periodo.

E, considerando le probabili caratteristiche della legge elettorale e la volontà del Movimento 5 Stelle di non allearsi con nessun altro partito, è possibile che, in seguito alle elezioni politiche, che è ormai quasi certo che si terranno nel 2018, non si riesca a dare vita ad un governo, con tutte le notevoli conseguenze negative che ciò comporterebbe, soprattutto a livello economico.




permalink | inviato da paoloborrello il 26/3/2017 alle 10:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



26 marzo 2017

Primarie del Pd, probabile una scarsa partecipazione

Il 30 aprile si terranno le primarie per l’elezione del nuovo segretario del Pd. I candidati saranno Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano. E’ più che probabile che la partecipazione degli elettori del Pd sarà sensibilmente inferiore rispetto a quanto avvenuto in occasione delle precedenti primarie.

Alle primarie che furono vinte da Matteo Renzi parteciparono circa 2.800.000 elettori. Io credo che il numero di coloro che il prossimo 30 aprile voteranno per uno dei tre candidati sarà considerevolmente più basso.

Ritengo che i partecipanti non saranno più di un milione o di un milione e mezzo.

Devo ammettere che anche io, che oltre ad essere un elettore del Pd sono iscritto a questo partito, non so se mi recherò a votare.

Ma a parte le considerazioni che sono alla base della mia incertezza, vorrei occuparmi dei motivi che potrebbero, in generale, determinare la scarsa partecipazione che ho già evidenziato come più che probabile.

Innanzitutto i tre candidati risultano essere, per molti, inadeguati a svolgere l’incarico di segretario del Pd.

Renzi è stato sonoramente sconfitto dalla schiacciante vittoria del No nel referendum costituzionale del 4 dicembre e non ha, almeno pubblicamente, analizzato approfonditamente le cause che hanno determinato quella sconfitta.

E non ha nemmeno elaborato un progetto credibile di rinnovamento del Pd, necessario sia per accrescere i consensi nei confronti di quel partito sia – e questo è molto più importante – per affrontare i notevoli problemi che contraddistinguono attualmente l’Italia.

Neanche Orlando ed Emiliano hanno presentato un progetto di rinnovamento del Pd che avesse quelle caratteristiche, a mio avviso indispensabili.

Inoltre la partecipazione alle primarie potrebbe essere piuttosto limitata anche perché il Pd, nelle sue diverse articolazioni, sia nel governo nazionale che nel governo degli enti locali, generalmente – ci sono però delle eccezioni soprattutto a livello locale che non vanno trascurate – non ha dimostrato di essere in grado di attuare quel processo di profondo cambiamento della politica, ritenuto indispensabile da molti italiani, né di fornire risposte adeguate ai principali problemi del nostro Paese.

Quindi la fiducia nel Pd è andata via via riducendosi e potrebbe avere come esito appunto la scarsa partecipazione alle primarie.

Del resto queste caratteristiche del Pd sono alla base del consistente numero di coloro che si astengono nelle diverse elezioni e del notevole consenso che continua a riscuotere il Movimento 5 Stelle, nonostante i numerosi errori compiuti negli ultimi periodi.

E una scarsa partecipazione alle primarie del prossimo 30 aprile non sarebbe solamente un problema per il Pd.

Infatti sarebbe la dimostrazione dell’aumento della sfiducia fra i cittadini italiani nei confronti di strumenti democratici importanti come le primarie, che potrebbe poi trasformarsi in un aumento dell’astensionismo in occasione delle elezioni politiche che si terranno nel 2018.

E tutto ciò non sarebbe per nulla un fatto positivo.




permalink | inviato da paoloborrello il 26/3/2017 alle 10:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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