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30 settembre 2009

E allora servono questi blog?

In questo post intendo formulare alcune riflessioni relative ai commenti ad un mio precedente post dal titolo “Servono a qualcosa i blog?”, che si riferiva soprattutto ai blog che si occupano di temi politico-sociali.
 
Innanzitutto non posso non rilevare che in molti hanno partecipato alla discussione che si è sviluppata sui contenuti del mio post. 114 ad oggi sono stati i commentatori di cui 83 sono stati sollecitati ad intervenire dal sottoscritto (le mie sollecitazioni sono state indirizzate a circa 160 blogger quelli che dall’inizio dell’anno hanno scritto almeno un commento ai miei post).
Il notevole numero dei commentatori, che non mi aspettavo (mi attendevo che ci sarebbero stati diversi commenti ma in un numero decisamente inferiore a quello che si è in realtà verificato) dimostra quanto meno che molti blogger manifestano la necessità di riflettere sul ruolo che svolgono e che potranno svolgere in futuro (è vero che ho sollecitato l’intervento di circa 160 blogger ma non era certo un obbligo per loro scrivere un commento). E poi tutti i commenti mi sono sembrati interessanti, anche quelli molto brevi, altri di più altri meno ovviamente, e non solo per le considerazioni in essi contenute ma anche perché traspare con evidenza il notevole interesse da parte dei blogger circa i temi in discussione. Si potrebbe rilevare che i blogger tengono molto ai loro blog, solo alcuni sono piuttosto sfiduciati.
E questo è già un primo elemento da sottolineare, alla base della proposta che nella parte finale del post formulerò.
Il gran numero dei commenti fa sì che sia molto difficile realizzare una sintesi, ammesso che tale sintesi sia utile ed opportuna. Io invito coloro che hanno partecipato alla discussione, se hanno tempo (il tempo a disposizione dei blogger peraltro è stato considerato in più commenti come un fattore che influenza molto le caratteristiche, l’utilità e l’influenza dei blog) di leggere o rileggere tutti i commenti. Ciò a mio avviso potrebbe servire a migliorare i nostri blog.
 
Io mi limito solamente a sottolineare alcune considerazioni che mi sembrano particolarmente valide.
 
In primo luogo mi sembra necessario tenere presente quanto scritto in un commento: “Per quel che mi riguarda risponderei al tuo quesito facendo una distinzione. Un conto è l’utilità e un altro conto è l’influenza. Dunque, sì esistono blog utili a chi li legge e blog utili solo al narcisismo di chi scrive (che comunque non demonizzerei troppo). Sono utili quei blog o quei post che offrono informazioni che non si trovano da altre parti oppure che propongono commenti originali sulle notizie all’ordine del giorno. In questo senso, sì, i bravi blogger operano come cronisti, editorialisti, commentatori, studiosi…I blogger bravi possono essere anche influenti? E cioè, oltre a fare informazione, sono in grado di condizionare la politica in Italia? La mia risposta è no. Ma neppure i giornalisti di professione (lo sono anch’io) hanno singolarmente questa possibilità. I migliori fra noi godono della stima del pubblico, sono ascoltati dalla politica, sono invitati nei salotti televisivi, fanno opinione. Questo sì, ma niente di più. Per semplificare, Berlusconi non teme il giornalista Ezio Mauro. Teme il centro di potere rappresentato dalla testata ‘Repubblica’ e dal gruppo De Benedetti. E’ diverso, molto diverso. Chi fa opinione esercita un’influenza peraltro passeggera che si esaurisce in un ambito di superficie. Sono le alterne dinamiche fra i poteri che condizionano davvero gli sviluppi politici, economici, culturali, ecc. del nostro Paese”.
 
Quanto appena riportato mi sembra ampiamente condivisibile, però mi sollecita una domanda: i blog fanno opinione?
A questa domanda le risposte sono state abbastanza simili, nel senso che è stato più volte sottolineato che fanno poca opinione per vari motivi.
Il motivo più importante mi sembra essere quello di chi ha rilevato che la diffusione di internet in Italia è ancora insufficiente e comunque inferiore rispetto a quanto si verifica in molti altri Paesi e che, inoltre, chi accede ad internet in Italia solo in una piccola parte lo fa per acquisire informazioni, opinioni, di carattere politico-sociale. Di qui una mia considerazione che deriva da un’esperienza personale: è possibile, anche se non facile, utilizzare facebook per ampliare la platea dei lettori dei blog che altrimenti vengono letti, molto spesso, solo da altri blogger.
 
Ma, per essere espliciti e per sintetizzare, c’è stato chi ha sostenuto questa tesi: “I blog fanno poca opinione, sono poco influenti? E chi se ne frega!”. Costoro hanno voluto sottolineare che è importante già il fatto che i blog servano a chi li scrive, anche perché consentono spesso di intrecciare relazioni con altri blogger, anche pochi, con i quali altrimenti non sarebbe stato possibile entrare in contatto. E io non mi sento proprio di dare torto a quanti hanno ragionato così. E anche in questo caso sottopongo alla vostra attenzione una mia esperienza personale: il mio blog si occupa quasi esclusivamente di temi politico-sociali, ma l’ho utilizzato in una sola occasione, la morte di mia moglie, per una questione strettamente personale. E scrivere della morte di mia moglie, ricordarla, mi è risultato utile. Ho avvertito la vicinanza sincera di molte persone che mi ha un po’ aiutato.
 
Ritornando ai commenti, diversi blogger intervenuti hanno rilevato che, nonostante i loro limiti, i blog rappresentano delle voci libere in un sistema informativo, come quello italiano, che attualmente è in condizioni piuttosto disastrate e che se fossero del tutto inutili non vi sarebbero i tentativi, più volte portati avanti, di mettere il bavaglio anche ai blog.
 
Un’altra notazione degna di interesse mi è sembrata quella evidenziata da alcuni i quali ritengono che i blog che si occupano di tematiche locali hanno una maggiore utilità e una maggiore influenza.
 
Infine c’è stato chi è fiducioso circa le prospettive future dei blog
: se crescerà, come dovrebbe crescere, la diffusione di internet aumenterà di conseguenza anche l’utilità e l’influenza dei blog. Anche su questo aspetto una mia riflessione: dobbiamo cercare di migliorare la qualità dei nostri blog riducendo al limite il numero dei post, lasciando minore spazio alle nostre opinioni e piuttosto ricercare ancora con maggiore sforzo di inserire nei blog informazioni che i mass media non riportano o a cui danno una scarsa importanza.
 
Termino con una proposta che vorrei sottoporre al vostro giudizio: perché, considerato l’interesse suscitato dai temi che abbiamo preso in esame, non organizziamo un incontro pubblico, non un convegno, quasi uno scambio di idee, alla presenza anche di esperti, non riservato esclusivamente ai blogger, appoggiandoci a qualche associazione che ci può forse dare una mano o anche due (io penso ad esempio ad “Articolo 21”), incontro nel quale potrebbero essere approfondite le problematiche che abbiamo già iniziato ad analizzare? E qualcuno di voi è disponibile ad aiutarmi ad organizzare il tutto, possibilmente di Roma, perchè mi sembra la sede migliore (o altrimenti Orvieto, la mia città...)?

P.S.: ringrazio davvero molto coloro che nei commenti hanno espresso giudizi molto lusinghieri sia nei confronti del mio blog sia direttamente nei miei confronti. Non è falsa modestia ma penso proprio che non me li merito, o forse me li merito solo in parte.


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permalink | inviato da paoloborrello il 30/9/2009 alle 19:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (51) | Versione per la stampa



27 settembre 2009

Aderiamo alla manifestazione per la libertà di informazione però...

Io intendo aderire alla manifestazione per la libertà d'informazione promossa dalla Fnsi e che si terrà a Roma il prossimo 3 ottobre.
Aderisco ma con alcune perplessità.
Condivido infatti il documento della Fnsi alla base della manifestazione e cioè il seguente:

INFORMAZIONE, NO AL GUINZAGLIO

Diritto di sapere, dovere di informare

Disegni di legge bavaglio. Azioni forti in sedi giudiziarie. Continue, giornaliere invettive pubbliche dei potenti, a cominciare dal premier, contro giornali e giornalisti, considerati non graditi.
Una minaccia aperta per chi fa informazione. E un attacco al diritto delle italiane e degli italiani a conoscere i fatti che contano.
L’allarme è molto alto nel Paese.
Non è la prima volta che è stata necessaria la mobilitazione anche contro governi di diversi da quello attuale. Ma oggi si sta vivendo una fase di grande pericolo, con attacchi senza precedenti.
I giornalisti non si faranno mettere il guinzaglio.
Il mondo dell’informazione, assieme al mondo del lavoro ed alla società civile, è chiamato a scongiurare questo pericolo.
L’informazione è il pilastro di ogni democrazia e la sua funzione non appartiene alla disponibilità del potere di turno.
La Federazione Nazionale della Stampa Italiana ritiene che ogni ferita che il sistema dei media subisce determini un forte contraccolpo alla libertà di tutti.
Per questo motivo, la Fnsi rivolge un appello a tutte le forze sociali, sindacali, associative e a tutte le cittadine e i cittadini perché, senza distinzione di parte o di schieramento, raccolgano l’invito a partecipare a questa grande iniziativa di Roma.
Sosteniamo i principi e i valori dell’articolo 21 della Costituzione e tuteliamo il diritto inalienabile di ogni cittadino a un’informazione libera, completa e plurale. Un’informazione che non deve subire alcuna forma di bavaglio.
 
Quanto scritto nel documento io lo condivido totalmente. Però...Però vi sono delle omissioni, una in particolare. Nel documento si tace sulla lottizzazione che i partiti, tutti i partiti, hanno promosso e promuovono alla Rai. Non solo relativamente agli incarichi di direttore e di vicedirettore dei diversi telegiornali e radiogiornali, ma anche per quanto riguarda le assunzioni dei giornalisti del servizio pubblico. Non solo il centrodestra ha praticato e pratica la lottizzazione ma anche il centrosinistra ha praticato e pratica la lottizzazione. Gli stessi sindacati dei giornalisti hanno avuto e hanno un ruolo importante nel favorire le assunzioni dei giornalisti della Rai.

Ed indubbiamente la lottizzazione dei partiti nella Rai anch'essa è stata ed è una minaccia alla libertà di informazione.

Un'altra perplessità deriva dall'adesione alla manifestazione di alcuni partiti che hanno praticato e praticano la lottizzazione della Rai e dell'Ordine dei giornalisti
. Per quanto riguarda quest'ultima adesione la perplessità deriva dal fatto che il mantenimento dell'Ordine dei giornalisti e quindi la necessità per esercitare la professione di affrontare degli esami, il cui esito è anch'esso influenzato dai partiti e dai sindacati dei giornalisti, rappresenta un elemento che di certo non favorisce la libertà d'informazione. Sarebbe auspicabile il libero accesso alla professione di giornalisti, abolendo l'ordine.

Comunque nonostante queste perplessita ripeto che ho deciso di aderire alla manifestazione del 3 ottobre condividendo fra l'altro il documento dei blogger che avevano promosso l'iniziativa del 14 luglio scorso (sul sito dirittoallarete.ning.com i blogger che intendono farlo possono aderire alla più volte citata manifestazione), documento che riporto di seguito:

Lo scarso impegno della politica nella diffusione della banda larga sul territorio e nell’alfabetizzazione informatica della popolazione e l’inarrestabile susseguirsi di iniziative legislative volte a scoraggiare l’utilizzo della Rete come veicolo di diffusione ed accesso all’informazione costituiscono indici sintomatici della ferma volontà di non consentire che la Rete giochi il ruolo che le è proprio: primo vero mezzo di comunicazione di massa ed esercizio della libertà di manifestazione del pensiero nella storia dell’umanità.
L’emendamento D’Alia sui filtraggi governativi dei contenuti, il DDL Carlucci contro ogni forma di anonimato, il DDL Lussana finalizzato ad accorciare la memoria della Rete, il DDL Alfano attraverso il quale si vorrebbero applicare all’intera blogosfera le disposizioni in tema di obbligo di rettifica nate per la sola carta stampata e, infine, il DDL Pecorella – Costa, con il quale ci si prefigge l’obiettivo di trasformare ex lege l’intera Rete in un immenso quotidiano e trattare tutti i suoi utenti da giornalisti, direttori o editori di giornali non possono lasciare indifferenti.
Esiste il rischio, ed è elevato, che ci si risvegli un giorno non troppo lontano e ci si accorga che la Rete è spenta e che la prima e l’ultima speranza di uno spazio per l’informazione libera è naufragata.
Muovendo da tali premesse riteniamo importante che la blogosfera e la Rete italiana partecipino alla manifestazione del 3 ottobre per la libertà di informazione, sottolineando che esiste una “questione informazione in Rete” che non può e non deve passare inosservata perché se la libertà della stampa concerne il presente quella della blogosfera riguarda, oltre il presente, il futuro prossimo di ciascuno di noi.
L’auspicio è pertanto che quanti hanno a cuore le sorti dell’informazione in Rete, il 3 ottobre aderiscano alla manifestazione chiedendo alla politica che, in futuro, ogni iniziativa governativa o legislativa si ispiri a questi elementari principi di libertà e democrazia che costituiscono la versione moderna dell’art. 11 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino:
 
La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi per l'uomo: quindi ogni cittadino può parlare, scrivere, pubblicare in Rete liberamente, salvo a rispondere dell'abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge.
Nessun sito internet può formare oggetto di sequestro o di altro provvedimento che ne limiti o impedisca l’acceso se non in forza di un provvedimento emesso dall’Autorità giudiziaria nell’ambito di un giusto processo.
L’attività di informazione on-line di tipo non professionistico e non gestita in forma imprenditoriale è libera ed il suo svolgimento non può essere soggetto ad alcun genere di registrazione o altro adempimento burocratico.
La disciplina sulla stampa e quella sull’editoria non si applicano alle attività di informazione on-line svolte in forma non professionistica ed imprenditoriale.
Nessuno deve venir molestato per le sue opinioni, fossero anche sediziose, purché la loro manifestazione non turbi l'ordine pubblico stabilito dalla legge.




23 settembre 2009

Servono a qualcosa i blog?

Il numero dei blog in Italia è ormai diventato piuttosto elevato. Hanno caratteristiche diverse. In questo post intendo occuparmi di quei blog, o meglio dei loro autori, che trattano argomenti politico-sociali, anche perché il sottoscritto porta avanti un blog che ha appunto questa natura.
 
Il mio blog, generalmente, viene giudicato in modo positivo, il numero dei visitatori è soddisfacente ed è aumentato soprattutto da quando ho pubblicizzato su facebook i miei post.
Io tento costantemente di prendere in esame argomenti che o sono ignorati o vengono poco trattati dai mass media. Spesso ci riesco, talvolta con una certa difficoltà. E pertanto, scusate la mia sincerità, sono abbastanza soddisfatto del mio blog.
 
Ultimamente però mi sono posto un interrogativo che vorrei comunicare ai miei lettori, siano essi blogger oppure no.
 
I blogger, come il sottoscritto, denunciano, criticano, si scandalizzano e poi si candalizzano, criticano, denunciano... Ma, ottengono qualcosa? Quindi servono a qualcosa? Oppure servono solo a se stessi, nel senso che non avendo altro di meglio da fare svolgono un’attività che li soddisfa personalmente, diversamente ad esempio dal lavoro che svolgono per vivere, oppure cercano di imitare i giornalisti, professione che molti volevano e vogliono fare ma che solo pochi riescono a praticare?
Infatti l’Italia è molto diversa rispetto agli Stati Uniti. In quel Paese effettivamente i blog e i blogger spesso hanno un’influenza notevole. In Italia io credo che incidano poco. Anche i blogger che hanno un notevolissimo numero di lettori, lo stesso Grillo in primo luogo, e per fare un altro nome, Adinolfi, politicamente non hanno un peso proporzionale a quello raggiunto nell’ambito della blogosfera.
 
La mia risposta è sostanzialmente la seguente: i blogger, anche se chiaramente non sono tutti sullo stesso piano, non servono a molto, incidono poco, alla fine sono anche piuttosto ripetitivi per quanto concerne le problematiche che affrontano e il modo di affrontarle.
Ripeto io mi riferisco ai blogger che si occupano di temi politico-sociali, solo a quelli. Per gli altri tali considerazioni non sono valide.
 
Se la mia risposta può essere considerata giusta, è del tutto evidente che ci si deve porre un ulteriore problema: perché avviene questo? E poi: in che modo, se è possibile, i blogger possono essere più utili, più influenti?
A queste ultime domande io non sono in grado di fornire delle risposte che mi convincano.
Pertanto invito coloro i quali avranno la pazienza di leggere questo post ad esprimere le proprie valutazioni.
In primo luogo per me sarebbe interessante sapere se concordano con la mia tesi (i blogger in Italia servono a poco) e se concordano sarebbe utile individuare le cause e le eventuali azioni da intraprendere per migliorare la situazione.
Mi riservo di partecipare alla discussione che potrà svilupparsi tramite i commenti al mio post.
Grazie a tutti.


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permalink | inviato da paoloborrello il 23/9/2009 alle 20:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (128) | Versione per la stampa



21 settembre 2009

Ai familiari dei morti sul lavoro chiedono anche il risarcimento

Si ritorna a parlare del caso delle quattro vittime dell'esplosione che si verificò il 25 novembre 2006 alla Umbria Olii di Campello sul Clitunno.
E' stata infatti promossa una nuova manifestazione per ricordare i quattro lavoratori morti in quel rogo, Giuseppe Coletti, Maurizio Manili, Tullio Mottini e Vladimir Todhe. La manifestazione è stata organizzata dal "comitato Giuseppe Coletti", costituito dai familiari di una delle vittime.
La manifestazione è stata decisa perchè tra un mese la Corte di Cassazione dovrà pronunciarsi sull'impugnazione del rinvio a giudizio dell'imprenditore allora titolare dell'azienda, Giorgio Del Papa, presentata dai suoi avvocati.

Nel 2008 Giorgio Del Papa chiese un risarcimento dei danni ai familiari delle vittime, pari a 35 milioni di euro, ritenendo evidentemente responsabili i quattro morti sul lavoro dell'esplosione avvenuta alla Umbria Olii. La richiesta di Del Papa provocò la giusta indignazione dei familiari. Un magistrato rigettò la richiesta dell'imprenditore.
Del Papa però non demorde e in una intervista a "Il Manifesto" dichiara la sua intenzione di presentare una nuova richiesta di risarcimento (sarà di 35 milioni di euro o questa volta l'importo sarà ancora maggiore?) e la giustifica considerandola come un atto dovuto e afferma che la sua è una battaglia di verità, verità che dovrebbe essere accertata dal processo penale la cui apertura è fissata per il 24 novembre presso il tribunale di Spoleto.

A mio avviso la richiesta di Del Papa è vergognosa, non può essere affatto giustificata considerandola come un elemento per accertare la verità. E solamente vergognosa e può manifestarsi solo in un Paese come l'Italia nel quale i morti sul lavoro si susseguono senza soluzione di continuità e non viene attuata una politica adeguata a ridurre considerevolmente il numero di questi morti.
Certo i nostri governanti sono molto attenti alle "escort", sono molto attenti a promuovere principalmente iniziative del tutto propagandistiche e a censurare i mezzi di comunicazione. Cosa importa loro dei morti sul lavoro e di comportamenti quali quelli di Del Papa?
E' nostro dovere però indignarci, non dimenticare i morti sul lavoro e, nel caso specifico, seguire con attenzione l'evolversi del processo che inizierà a novembre per verificare se effettivamente sarà accertata la verità e se i responsabili saranno puniti nella misura necessaria.
Altro che risarcimento dei danni a carico dei familiari!

Concludo riportando integralmente un lettera scritta da Lorena Coletti, sorella di una delle vittime:

Sono Lorena Coletti sorella di una delle vittime della strage della Umbria Olii.
Il 25 novembre 2006 quattro uomini si alzarono e partirono per andare al lavoro per guadagnarsi da vivere. Era di sabato, il lavoro lo avevano iniziato il martedì, dovevano installare delle passarelle sopra a dei silos.
In quei silos c'era gas esano, gas molto infiammabile, questo poiché nessuno aveva fatto una bonifica di questi silos.
Verso le 13 di quel maledetto giorno una enorme esplosione avvenì. Venni a sapere della notizia solamente la sera molto tardi.
La moglie che lo aspettava per il pranzo non vedendolo tornare fece un giro di telefonate verso i suoi colleghi, ma fu un vano tentativo, perchè non ottenne nessuna risposta.
Fino a che non telefonò alla moglie del datore di lavoro che gli diede la notizia. Giuseppe Coletti mio fratello, Maurizio Manili datore di lavoro, Vladimir Thode e Tullio Mottini erano morti nell'espolsione. Unico sopravvissuto Claudio Dimiri.
Il proprietario della Umbria Olii fu indagato e rinviato a giudizio con l' accusa di omicidio plurimo con l' aggravante della colpa cosciente e della previsione dell'evento. Secondo l' accusa Del Papa avrebbe dovuto avvertire i lavoratori della ditta Manili, della pericolosità delle sostanze contenute nei serbatoi dove non era mai stata fatta la bonifica.
Un'omissione che sarebbe secondo i giudici e i periti dell'accusa, alla base dell'incidente causato dall'utilizzo di una fiamma ossidrica per terminare i lavori sulla superficie metallica dei silos. Il 24 novembre prossimo doveva iniziare il processo penale, ma Giorgio Del Papa e la sua difesa impugna il tutto facendo ricorso in Cassazione.
Oggi apprendo la notizia dal mio avvocato che la Cassazione decide a ottobre sul rinvio a giudizio penale. Ma per la seconda volta viene alla mia famiglia fatta un' altra richiesta di risarcimento.. Sono passati quasi tre anni, e l' anno scorso ci fu la prima richiesta: di oltre 35 milioni di euro. Ora mi chiedo se anche quest'anno la cifra sia sempre quella oppure, se hanno messo a conto anche gli interessi, visto il tempo che è passato.
Sottolineo che a mio fratello Giuseppe Coletti e' stata stroncata la vita, e a Giorgio Del Papa non è stato neanche dato un giorno di carcere e tanto meno di arresti domiciliari.
Questa e' la giustizia italiana!!!!!
In tre anni mio fratello e' stato ucciso diverse volte ora dico basta. Degli operai che partono la mattina per fare il loro dovere, per mantenere la famiglia e fare una vita onesta e dignitosa, non meritano di morire.
Come non meritano che la loro dignità' venga calpestata da assurde richieste di risarcimento, mandate da chi li ha uccisi .
Non lo permetto.
Mi chiedo come un uomo se si può chiamare uomo, abbia il coraggio di alzarsi la mattina e di specchiarsi con quattro morti che pendono sopra la sua testa. E' una cosa che mi fa venire i brividi solo a pensarci, mi chiedo se ha un cuore o al suo posto una pietra. Vorrei che lui sapesse che la vita di quattro persone vale molto più' di qualsiasi cifra che lui chiede.
Ma il peggio di tutto e' che e' ancora libero e che lo Stato italiano gli permette di fare queste cose.
Chiedo inoltre di poter incontrare il Presidente della Repubblica per poter parlare personalmente con lui.
Io non mi arrenderò e non permetterò più che la memoria di mio fratello e delle altre vittime venga calpestata, sono esseri umani morti per lavorare non per divertimento. Finchè avrò vita li difenderò; di sicuro non mi limiterò a fare fiaccolate, ma cercherò di fermare chi ancora una volta vuole calpestare i lavoratori di Italia.
Basta prendersela con Giuseppe Coletti e le altre vittime della Umbria Olii.
Saluti.
Lorena Coletti




17 settembre 2009

Prima di Forza Nuova ora iscritto al Partito Democratico

E' stata accettata l’iscrizione al Partito Democratico, nel circolo di Orvieto centro storico, ad un ex rappresentante del movimento politico di estrema destra Forza Nuova.
Io generalmente non mi occupo nel mio blog di vicende interne ai partiti anche se sono iscritto al Pd e in occasione della prossima elezione del nuovo segretario nazionale ho deciso di sostenere la candidatura di Ignazio Marino.
In questo post faccio un’eccezione poiché quanto avvenuto mi sembra particolarmente grave.
E’ noto che in tutta Italia sono iniziate le assemblee dei circoli del Pd nelle quali gli iscritti sono chiamati a pronunciarsi a favore di uno dei tre candidati alla segreteria, Pierluigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino. L’elezione del segretario avverrà il prossimo 25 ottobre tramite elezioni primarie a cui potranno partecipare anche gli elettori del Pd, non solo gli iscritti.
Per poter partecipare alle assemblee dei circoli era necessario iscriversi entro il 21 luglio scorso.
In diverse parti d’Italia i sostenitori di due dei tre candidati, non quelli che appoggiano Ignazio Marino, non sono andati per il sottile. Per ottenere il maggior numero possibile di voti hanno cercato l’iscrizione anche di persone non certo vicine, per orientamento politico, al Pd.
Anche ad Orvieto i sostenitori di Bersani e Franceschini si sono comportati in questo modo. Infatti hanno richiesto ed ottenuto l’iscrizione di un certo numero piuttosto consistente di persone che notoriamente hanno un orientamento politico di destra.
L’episodio che, a mio avviso, fa più scalpore è la presenza fra gli iscritti del circolo del Pd del centro storico di Orvieto di un ex rappresentante locale del movimento politico di estrema destra Forza Nuova.
E’ noto che diversi esponenti di Forza Nuova, in varie parti d’Italia, si sono resi responsabili di gravi atti di violenza, in conseguenza dei quali sono dovute intervenire le forze dell’ordine e la magistratura.
Io non credo che sia stato opportuno consentire ad un ex rappresentante di Forza Nuova di iscriversi al Pd. Anzi lo ritengo un fatto grave che va denunciato, anche perché contribuisce a dimostrare che il Pd, in molti territori, non è affatto quel partito davvero nuovo che doveva essere.
A mio avviso pertanto è necessario che ci si attivi con decisione affinchè siano introdotti nel Pd cambiamenti davvero radicali che consentano a questo partito di rappresentare una vera e credibile alternativa al centro destra. Altrimenti, io credo, il Pd non potrà continuare ad esistere e soprattutto sarà ancora più difficile sconfiggere il centro destra, per tornare al governo del nostro Paese.




13 settembre 2009

Tutto esaurito nelle carceri europee

"Le carceri europee scoppiano. Il vecchio continenente non ce la fa a tenere il passo di politiche orientate sempre di più alla carcerizzazione, che spesso si rivelano un boomerang per la sicurezza e per le casse dello Stato. Nelle prigioni dei 47 Paesi che fanno parte del Consiglio d'Europa ci sono 1,8 milioni di detenuti. L'Europa dei 27 tiene in cella, in custodia cautelare - quindi in attesa di una sentenza definitiva - 130.000 persone. Un quarto dei quali si trovano in Italia...".

Lo scrive Donatella Stasio in un articolo pubblicato da 'Il Sole 24 ore' riferendo dei risultati di una conferenza, tenutasi ad Edimburgo, dei direttori delle amministrazioni penitenziarie degli Stati del Consiglio d'Europa.

"Il sovraffollamento è diventato una vera emergenza, contro cui si sperimentano rimedi di ogni genere: dalle liste d'attesa per i detenuti meno pericolosi al braccialetto elettronico. Alcune funzionano altre no. C'è chi, come l'Italia, punta sull'edilizia carceraria e chi osa di più, come il Portogallo, cambiando politica e dando spazio alle misure alternative, che non producono consensi ma riducono la recidiva...".
"L'Europa si sta mobilitando anche perchè sono arrivate le prime condanne per 'trattamenti inumani e degradanti' nei confronti dei Paesi che non garantiscono ai detenuti uno spazio vitale minimo di almeno tre metri quadrati; l'Italia ha guadagnato la prima, con tanto di risarcimento danni al detenuto, e altri 100 ricorsi stanno già prendendo la via di Strasburgo...".
"Pochi i casi virtuosi. Il Portogallo, in 10 anni, ha ridotto da 14.500 a 11.000 il numero dei detenuti grazie a una riforma penale approvata nel 2007 e all'introduzione di due misure alternative: il lavoro di interesse generale per chi è condannato a pene fino a due anni e la messa in prova per i 'sex offender' (reati sessuali) condannati fino a cinque anni. Lisbona, in controtendenza rispetto ai partner europei, ha anche esteso la libertà condizionale, che quasi ovunque si riduce sulla spinta di un'opinione pubblica sempre più preoccupata della sicurezza e, perciò, diffidente verso misure che percepisce come 'premiali'...".
Coraggiosa anche la Norvegia, che ha introdotto le liste d'attesa per chi ha commesso reati meno gravi; mentre in Francia le varie misure alternative adottate (compreso il braccialetto elettronico) non hanno eliminato il problema del dovraffollamento (e soprattutto della vivibilità delle carceri, dove c'è un altissimo tasso di suicidi) ma hanno evitato il tracollo: il primo gennaio 2009 gli ospiti delle galere francese erano 62.252 (circa 20.000 in più dei posti regolamentari) ma si contavano anche 159.232 persone in misura alternativa...".
"In Italia le misure alternative registrano il minimo storico (poco più di 9.000) e il sovraffollamento ha toccato punte record nella storia repubblicana: i detenuti sono 64.000, 20.000 dei posti regolamentari e il 54% sta dentro in custodia cautelare. Dal 1999 al 2009 i detenuti in attesa di giudizio sono aumentati del 70% e Roma ha, nella vecchia Europa, il primato dei ricorsi al carcere preventivo, che negli altri Stati sono compresi tra il 22 e il 26 per cento. Peggio stanno soltanto i Paesi dell'Est, sebbene nelle loro statistiche siano registrati anche i fermi di polizia...".
"Il sovraffollamento resta una piaga comune. Un tema troppo spesso affrontato in chiave difensiva. Basti dire che a Edimburgo c'è stato un esilarante dibattito sulla necessità di calcolare o meno il gabinetto nello spazio minimo da garantire ai detenuti in celle multiple".

Le informazioni contenute nell'articolo, di cui ho riportato diversi brani, sono estremamente interessanti, soprattutto perchè spesso si esamina il problema del sovraffollamento delle carceri senza avere a disposizione dati precisi e senza effettuare confronti con la situazione dei diversi Paesi. Un inciso: mi è apparso un po' strano che un articolo di questa natura sia comparso su un giornale come 'Il Sole 24 ore' che  si occupa prevalentemente di argomenti economici e non su altri quotidiani.
Un dato, riguardante le carceri italiane, mi è sembrato particolarmente preoccupante: il 54% dei detenuti sono in attesa di giudizio, percentuale questa la più elevata rispetto agli altri Paesi europei, tranne i Paesi dell'Est. E' dunque possibile che un notevole numero di persone che successivamente potranno essere dichiarate innocenti siano costrette non solo ad essere incarcerate ma anche a vivere in condizioni estremamente disagiate.
A maggior ragione quindi in Italia dovrebbe essere affrontato seriamente il problema del sovraffollamento delle carceri, oltre ovviamente al problema dell'eccessiva lunghezza dei processi




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9 settembre 2009

In Cina la tragedia del carbone

In Cina, nel 2008, in seguito ad incidenti avvenuti nelle miniere di carbone, sono morti, secondo i dati ufficiali, oltre 3.200 lavoratori, ma si sospetta che sia un numero truccato per difetto. Solo nei primi otto mesi del 2009 gli incidenti sul lavoro hanno ucciso 1.699 minatori nella provincia di Henan.
Ne riferisce Dario Aquaro, in un articolo pubblicato da "Il Sole 24 ore". Aquaro prende spunto dall'esplosione avvenuta tra lunedì e martedì nella miniera di Pingdingshan City, nella provincia di Henan, che ha provocato la morte di 35 operai, mentre altri 44 sono rimasti intrappolati in fondo alla miniera.
Questo incidente è solo l'ultimo di una lunga serie occorsa a una piccola impresa non autorizzata. La cava era in fase di ristrutturazione e non avrebbe dovuto riprendere i lavori finchè non fosse arrivato il nulla osta governativo. Invece è andata ad aggiungere il proprio nome alla lunga lista delle miniere cinesi nelle quali si è verificato un incidente mortale: sono migliaia, molte illegali.
Il vicepremier Zhang Dejiang, arrivato sul luogo con una delegazione governativa, ha disposto un'inchiesta sui proprietari della miniera incriminata e sospeso l'attività delle altre 157 presenti nella zona, da dove nei primi sei mesi dell'anno sono uscite circa 15,43 milioni di tonnellate di carbone, più del 17% della produzione dell'intera provincia.
Lo stesso Zhang pochi giorni fa aveva lanciato un appello per il miglioramento della sicurezza nelle miniere di carbone, proprio per evitare le esplosioni di gas. Dopo l'incidente di febbraio che ha causato 77 vittime in un pozzo della provincia di Shanxi, la prima per produzione nel Paese, Pechino ha intensificato i controlli sulle piccole cave. Che però rimangono tra le più pericolose al mondo: gli standard di sicurezza vengono regolarmente ignorati per inseguire la crescente domanda di carbone, fonte di circa il 70% dell'energia cinese. A luglio la produzione è cresciuta dell'8,9% rispetto all'anno scorso; le miniere scavano sempre più in profondità e aumenta il rischio di esplosioni di gas.
Aquaro conclude rilevando che sabato scorso, alla conferenza degli industriali di Nanchang, capitale della provincia di Jiangxi, il capo dell'agenzia statale per la sicurezza sul lavoro, Luo Lin, ha annunciato l'intenzione di chiudere entro il 2009 mille piccole miniere di carbone, per migliorare la gestione e la sicurezza del settore. I piccoli siti hanno una produzione inferiore alle 300.000 tonnellate l'anno e sono quelli che più facilmente sfuggono ai controlli: dal 2005 Pechino ne ha chiusi più di 12.000, ma continuano a proliferare e disseminare vittime.

Non posso che auspicare, ovviamente, che i morti per incidenti nelle miniere di carbone, in Cina, si riducano effettivamente in misura considerevole. La vicenda comunque dimostra ancora una volta che l'intenso sviluppo economico che ha contraddistinto la Cina negli ultimi anni è avvenuto, spesso, a danno dei lavoratori, fino a provocarne la morte. Certo il loro benessere economico è migliorato ma, frequentemente, le loro condizioni generali di vita sono peggiorate.




6 settembre 2009

In ricordo di Adolfo Parmaliana

Adolfo Parmaliana, docente di Chimica presso l'Università di Messina, il 2 ottobre 2008 si è suicidato gettandosi da un cavalcavia sulla Messina-Palermo.
Parmaliana, che viveva a Terme Vigilatore, un paese di circa 7.000 abitanti confinante con Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, fin da ragazzo si era battuto per la difesa della legalità, per la ricerca della giustizia, contro la criminalità politica e le infiltrazioni della mafia in senso alle istituzioni.

In un' interrogazione presentata dal senatore Giuseppe Lumia il 10 ottobre 2008 si rileva inoltre che:

"...In particolare, per molti anni, il professor Parmaliana ha lamentato l'inerzia di cui si è sempre resa responsabile la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pozzo di Gotto a fronte delle denunce che egli aveva nel tempo formulato circa i reati commessi da pubblici amministratori, professionisti ed altri personaggi di rilievo di Terme Vigilatore...L'infaticabile attività di denuncia del professor Parmaliana sull'illegalità dominante nelle amministrazioni comunali succedutesi nel tempo a Terme Vigilatore trovò comunque positivo riscontro nel decreto del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, del dicembre 2005, , con il quale venne disposto lo scioglimento dell'amministrazione comunale di Terme Vigilatore per il condizionamento mafioso accertato dalla commissione prefettizia...Per converso da ultimo il professor Parmaliana vide mutare la sua posizione da quella di indefesso ed integerrimo accusatore in quella di accusato. Nel settembre 2008, infatti, gli venne notificato un decreto di citazione a giudizio emesso dalla Procura di Barcellona per il delitto di diffamazione aggravata in danno di tale Domenico Munafò, attuale Presidente del Consiglio Comunale di Terme Vigilatore e già Vice Sindaco nell'amministrazione comunale sciolta per mafia nel 2005...Il professor Parmaliana ha vissuto quel decreto di citazione in giudizio non solo come un'infamia ma anche come l'inizio della rappresaglia giudiziaria avviata contro di lui proprio dall'ufficio, la Procura di Barcellona, che era stato oggetto della maggior parte delle sue denunce...Come riportato dalla stampa il professor Parmaliana, prima di togliersi la vita, ha lasciato in casa uno scritto nel quale ha spiegato le ragioni del suo drammatico gesto, fra le quali ci sarebbe, principalmente, proprio il decreto di citazione dal quale era stato raggiunto..."

A questo punto è doveroso riportare una parte della lettera che Adolfo Parmaliana scrisse prima del suicidio:

"La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito di servitore dello Stato e docente universitario.
Non posso consentire a questi soggetti di farsi gioco di me e di sporcare la mia immagine, non posso consentire che il mio nome appaia sul giornale alla stessa stregua di quello di un delinquente. Hanno deciso di schiacciarmi, di annientarmi.
Non glielo consentirò, rivendico con forza la mia storia, il mio coraggio e la mia indipendenza. Sono un uomo libero che in maniera determinata si sottare al massacro ed agli agguati che il sistema sopraindicato vorrebbe tendergli...
Mi hanno tolto la serenità, la pace, la tranquillità, la forza fisica e mentale. Mi hanno tolto la gioia di vivere. Non riesco a pensare ad altro. Chiedo perdono a tutti per un gesto che non avrei pensato mai di dover compiere..."

Lumia concludeva la sua interrogazione invitando il Ministro della Giustizia a promuovere un'attività ispettiva presso la Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, anche per accertare se, all'interno di quella Procura, si fossero verificati effettivamente comportamenti illegittimi.

A carico di due dei magistrati, dei quali il professor Parmaliana aveva lamentato inerzie e omissioni, Olindo Canali, ancora sostituto procuratore della Repubblica a Barcellona Pozzo di Gotto, e Antonio Franco Cassata, attuale Procuratore generale presso la Corte di Appello di Messina, furono rilevate, in un'informativa denominata 'Tsunami' e realizzata dai carabinieri della compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto, condotte allarmanti, come le definì sempre il senatore Lumia.
Olindo Canali rischia di dover lasciare Barcellona Pozzo di Gotto e di non poter più fare il pm. Canali, peraltro, in una lettera aveva espresso perplessità sulla colpevolezza di Pippo Gullotti, condannato all'ergastolo per l'omicidio del giornalista Beppe Alfano, a conclusione di un processo in cui lo stesso magistrato era il pubblico ministero. La prima commissione del Csm ha aperto nei suoi confronti la procedura di trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale, contestandogli tra l'altro la frequentazione di personaggi legati a organizzazioni criminali.
Antonio Franco Cassata, alcuni mesi prima della morte di Parmaliana, fu nominato dal Csm alla guida della Procura generale di Messina (a nulla valsero le parole accorate di uno sgomento Livio Pepino, membro del Csm, 'Ma come possiamo? Uno con quel pedigree?'). Questa nomina fu inoltre fortemente criticata dal senatore Lumia, in un'altra interrogazione, del 4 giugno 2008.

Non credo che occorra aggiungere altro per ricordare Adolfo Parmaliana, tranne che il prossimo 2 ottobre, ad un anno dalla sua morte, verrà presentato, a Terme Vigilatore, un libro di Alfio Caruso a lui dedicato.




2 settembre 2009

Per un registro comunale dei testamenti biologici

In attesa che nei prossimi mesi il Parlamento approvi una legge che probabilmente non consentirà l'istituzione in Italia di un vero e proprio testamento biologico, escludendo ad esempio la possibilità che l'idratazione e l'alimentazione artificiali siano considerate trattamenti sanitari e che siano interrotte se ciò viene previsto nel testamento biologico, l'associazione Luca Coscioni sta promuovendo un'iniziativa volta ad istituire, presso i Comuni, un registro dei testamenti biologici, per poter depositare le proprie dichiarazioni anticipate di trattamento.

E' stato scelto lo strumento della petizione, che dovrà essere sottoscritta dai residenti nei diversi comuni italiani.
Il testo della petizione è il seguente:

I cittadini sottoscritti chiedono al Sindaco, alla Giunta, al Consiglio Comunale - ciascuno per le proprie competenze - di istituire un registro comunale dei testamenti biologici, per poter depositare le proprie dichiarazioni anticipate di trattamento in particolare:

1) di predisporre un modulo che raccolga le dichiarazioni anticipate di volontà dei trattamenti di natura medica, nel quale ogni cittadino interessato possa esprimere la propria volontà di essere o meno sottoposto a trattamenti sanitari sia in caso di malattia o lesione cerebrale irreversibile o invalidante sia in caso di malattia che costringa a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione;
 
2) di istituire un registro telematico che raccolga le dichiarazioni e a definirne il regolamento d’accesso;
 
3) di trasmettere periodicamente le dichiarazioni raccolte ai Soggetti Istituzionali delegati per legge alla pubblicizzazione, nelle more della entrata in vigore di una normativa nazionale che regolamenti la materia, in particolare:
a) al Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali,affinché la dichiarazione venga inserita nella tessera sanitaria personale del dichiarante
b) all’ ARSAN e all’Assessorato Regionale alla Sanità della Regione, affinché provveda ad istituire un registro provvisorio regionale, nelle more dell’entrata in vigore di una legislazione nazionale in materia
c) alla ASL competente per territorio, affinché anch’essa istituisca un registro provvisorio , nelle more dell’entrata in vigore delle leggi regionali e nazionali che regoleranno la materia.
d) al medico di famiglia della persona che ha sottoscritto la Dichiarazione anticipata di volontà, affinché ne tenga debito conto in ogni momento del percorso medico-assistenziale della persona che ha espresso la volontà
 
E' opportuno precisare che per testamento biologico si intende un documento legale che permette di indicare in anticipo i trattamenti medici che ciascuno intende ricevere o rifiutare in caso di incapacità mentale, di incoscienza o di altre cause che impediscano di comunicare direttamente ed in modo consapevole con il proprio medico. E’ conosciuto anche come “Dichiarazione di volontà anticipata per i trattamenti sanitari”. La persona che redige un testamento biologico nomina un fiduciario per le cure sanitarie che diviene, nel caso in cui la persona diventi incapace, il soggetto chiamato ad intervenire sulle decisioni riguardanti i trattamenti sanitari stessi.
Il testamento biologico (con la denominazione di “Living will”) è stato introdotto per legge negli Stati Uniti nel 1991. Una delle principali affermazioni della legge americana è quella relativa alla idratazione ed alla alimentazione artificiali, che sono considerate a tutti gli effetti come terapie ed in quanto tali possono essere rifiutate attraverso il testamento biologico. Lo stesso principio è seguito nelle leggi esistenti negli altri paesi occidentali ed è stato costantemente ribadito nelle sentenze sull’argomento, oltre che nella valutazione dei più illustri scienziati che hanno studiato il tema delle scelte di fine vita. Da allora, la maggior parte dei paesi occidentali ha legiferato in materia. Dove non esiste ancora una legge specifica, vi è però una giurisprudenza costante che riconosce valore ai testamenti biologici. In Italia, l’articolo 32 della Costituzione stabilisce che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” e che “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Questa norma costituzionale configura per tutti i cittadini quello che i giuristi definiscono un “diritto perfetto”, che cioè non ha bisogno di leggi applicative per essere esercitato. Parimenti, l’art 13 della Costituzione afferma che “la libertà personale è inviolabile”, rafforzando il riconoscimento alla libertà ed indipendenza dell’individuo nelle scelte personali che lo riguardano. Tuttavia, il problema si pone - come dimostrato dalla drammatica vicenda di Eluana Englaro - nei casi in cui per diverse ragioni il malato perda la capacità di esprimere la propria volontà di rifiutare determinate terapie. Per questo motivo è necessario approvare una legge che stabilisca in modo chiaro le modalità di redazione e di registrazione del testamento biologico e di nomina del fiduciario, così che ciascuno possa dichiarare, ora per allora, la propria volontà circa le terapie da accettare o rifiutare in situazioni come quella descritta, vincolando i medici ad attenersi alla volontà così espressa.
 
Io ritengo che l'istituzione presso molti Comuni di un registro dei testamenti biologici sia necessaria anche per dimostrare che l'attenzione nei confronti delle problematiche oggetto della petizione è ampiamente diffusa in Italia. Ciò rappresenterebbe peraltro uno strumento di pressione nei confronti del Parlamento affinche approvi quanto prima una legge non contro il testamento biologico ma a favore del testamento biologico.



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