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28 gennaio 2021

Anche per morire servono raccomandazioni e soldi

In Italia non è consentita l’eutanasia o il suicidio assistito. Da alcuni anni è stata presentata in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare sull’eutanasia, ma tale proposta non è stata nemmeno esaminata.

In realtà alcuni (molti?) cittadini italiani possono usufruire del suicidio assistito.

In primo luogo se trovano medici compiacenti che gli aiutano a morire, ovviamente se quei cittadini sono colpiti da malattie inguaribili e che provocano loro dolori insopportabili.

Quindi, sono necessarie le conoscenze (le posso chiamare raccomandazioni?) anche per morire.

Questa è la realtà. Del resto l’Italia è fondata sulle raccomandazioni. Un articolo di questa natura non c’è nella Costituzione, ma nella nostra cosiddetta costituzione materiale c’è, eccome se c’è.

E’ molto triste però che le raccomandazioni, le conoscenze, siano necessarie anche per morire decentemente.

Oppure si può ottenere il suicidio assistito recandosi in altri Paesi europei, anche vicini all’Italia.

Molti si recano, o meglio sono costretti a recarsi, in qualche clinica svizzera.

Il costo totale per sottoporsi al suicidio assistito non è nemmeno molto elevato, circa 5.000 euro.

Anche in questo caso, quindi, se si hanno i soldi si fa tutto.

E’ molto triste però che per morire decentemente sia necessario avere non pochi soldi.

I poveri, pertanto, o coloro che non hanno le conoscenze necessarie, sono costretti a morire con dolore.

Non sarebbe meglio approvare una legge che consenta l’eutanasia?

Peraltro la proposta di legge di iniziativa popolare di cui riferivo all’inizio poneva condizioni piuttosto restrittive affinchè potesse essere praticata l’eutanasia.

All’articolo 2, ad esempio, vi è scritto che l’eutanasia è possibile solo in alcuni casi:

“la richiesta provenga dal paziente, sia attuale e sia inequivocabilmente accertata;

il paziente sia maggiorenne;

il paziente non si trovi in stato, neppure temporaneo, di incapacità di intendere e
di volere;

i parenti entro il secondo grado e il coniuge con il consenso del paziente siano
stati informati della richiesta e, con il consenso del paziente, abbiano avuto modo
di colloquiare con lo stesso;

la richiesta sia motivata dal fatto che il paziente è affetto da una malattia
produttiva di gravi sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta inferiore a
diciotto mesi;

il paziente sia stato congruamente ed adeguatamente informato delle sue condizioni
e di tutte le possibili alternative terapeutiche e prevedibili sviluppi clinici ed
abbia discusso di ciò con il medico;

il trattamento eutanasico rispetti la dignità del paziente e non provochi allo
stesso sofferenze fisiche. Il rispetto delle condizioni predette deve essere
attestato dal medico per iscritto e confermato dal responsabile della struttura sanitaria ove
sarà praticato il trattamento eutanasico”.

E’ bene precisare, poi, anche se per me sarebbe superfluo, che nessuno è obbligato a sottoporsi all’eutanasia, ovviamente.

Come nessuno è obbligato a divorziare o ad abortire.

Quest’ultimo riferimento l’ho scritto perché anche le leggi che hanno consentito il divorzio e l’aborto furono approvate solo dopo aver superato molte difficoltà e spesso chi le ha osteggiate ragionava come se quelle leggi obbligassero al divorzio o all’aborto.

A me sembra quindi auspicabile che quanto prima si proceda ad approvare una legge che renda possibile in Italia praticare l’eutanasia.

Credo anche che la maggioranza dei cittadini italiani siano a favore di una tale legge, anche se pochi si stanno battendo per farla approvare. Inoltre non molti sottoscrissero la proposta di legge di iniziativa popolare a cui ho fatto riferimento più volte.

Sarebbe pertanto necessario anche un maggiore impegno dei cittadini, non solo dei parlamentari.




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25 gennaio 2021

Lo spread è importante. E non possiamo lamentarci.

Da quando è iniziata la crisi di governo in Italia, con le dimissioni delle ministre di Italia Viva, il cosiddetto spread è aumentato di alcune decine di punti. In altri periodi caratterizzati dalla presenza di difficoltà di natura politica lo spread è aumentato, anche in misura molto più consistente.

Per quanto riguarda l’Italia, generalmente lo spread è rappresentato dal differenziale tra i tassi dei titoli pubblici italiani e i tassi dei titoli pubblici tedeschi.

Più precisamente lo spread indica quanto i tassi dei titoli pubblici italiani sono più elevati di quelli tedeschi, poiché i tassi dei titoli pubblici della Germania sono sempre più bassi in seguito alla maggiore solidità dell’economia tedesca.

E in Italia, come del resto in altri Paesi, lo spread può aumentare sia per motivi di natura economica che per motivi di natura politica. Ad esempio se la maggioranza degli operatori dei mercati finanziari pensano che ci siano problemi politici in grado di determinare difficoltà nei governi in carica, si possono aspettare il manifestarsi successivamente di problemi anche di natura economica.

Pertanto chi acquista titoli pubblici italiani, in una tale situazione, è disposto a farlo solo a tassi più elevati.

Quindi i mercati finanziari, o meglio i soggetti che vi operano, possono influenzare la situazione politica ed economica dell’Italia, o anche di altri Paesi.

Facendo aumentare i tassi dei titoli pubblici, infatti, si accresce il costo del debito pubblico, ed anche i tassi dei prestiti che le banche concedono ai privati.

E se l’aumento dello spread è particolarmente consistente, poiché i problemi economici che si determinano possono diventare di notevole rilievo, si possono provocare anche le dimissioni del governo in carica, ritenuto incapace di affrontare quei problemi o ritenuto addirittura la causa di quei problemi.

L’influenza dei mercati finanziari quindi determina una riduzione dell’autonomia politica dell’Italia e di altri Paesi.

Certamente.

Ma ciò è inevitabile, soprattutto per quei Paesi, come l’Italia, contraddistinti da un debito pubblico molto alto. Infatti quel debito deve trovare numerosi acquirenti i quali non possono che influenzare il livello dei tassi di interesse dei titoli pubblici.

Quindi sarebbe meglio che il potere degli operatori dei mercati finanziari fosse inferiore rispetto a quanto generalmente avviene in Italia.

Ma il principale modo per ridurre quel potere è rappresentato dalla riduzione del nostro debito pubblico.

Pertanto, noi italiani, non ci possiamo lamentare più di tanto dei condizionamenti esercitati dai mercati finanziari sulla nostra situazione economica e politica.

Del resto in questo periodo, in seguito alle conseguenze economiche determinate dalla pandemia, la Banca centrale europea ha acquistato e acquisterà quantitativi di titoli pubblici italiani molto più consistenti rispetto al passato e ciò limita notevolmente l’influenza degli operatori privati dei mercati finanziari sul livello dei tassi di interesse dei titoli pubblici del nostro Paese.

Ma questa influenza non può, comunque, essere eliminata, proprio a causa del notevole debito pubblico italiano.




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21 gennaio 2021

Sono stato iscritto al Pci. Me ne vanto?

Oggi ricorre il centenario della fondazione del Partito Comunista Italiano. Quale valutazione esprimere sul suo operato? Quale il ruolo svolto? Io sono stato iscritto al Pci e dalla mia esperienza personale proverò a formulare alcune considerazioni su questo partito.

Non è facile tentare di fare un bilancio sulle attività svolte dal Pci.

Del resto numerosi studiosi, in occasione del centenario della sua fondazione, ci sono cimentati in questo compito. Già diversi libri sono stati pubblicati.

Io proverò solamente a formulare alcune considerazioni sul Pci, in base soprattutto alla mia esperienza personale.

Infatti mi iscrissi al Pci nel 1982, quando avevo 25 anni, e poi sono stato iscritto ai partiti che, negli anni successivi, hanno raccolto, più o meno bene, l’eredità del Pci e cioè il Pds, i Democratici di Sinistra e il Pd.

La mia esperienza all’interno del Pci è stato senza dubbio importante, per la mia formazione, non solo culturale e politica, ma anche personale.

Vi sono stati aspetti positivi e aspetti negativi.

Comincio da quanto giudicavo e giudico negativamente.

Io non sopportavo il centralismo democratico. Del resto la mia attività politica non iniziò con l’adesione al Pci. In precedenza sono stato vicino al gruppo de “Il Manifesto” e al Pdup per il comunismo.

Le critiche nei confronti delle posizioni assunte dalla maggioranza dei gruppi dirigenti non erano ben accettate, soprattutto se si traducevano in voti negativi all’interno dei diversi organismi.

Anche all’interno del Pci, nella scelta dei dirigenti e dei candidati nelle istituzioni, rispetto al merito e alle competenze, prevalevano la fedeltà, o presunta tale, l’essere sempre in linea con le decisioni prese da chi ricopriva gli incarichi più importanti.

Anche all’interno del Pci, le scelte di maggiore rilievo venivano prese nelle “segrete stanze” non tanto negli organismi ufficiali.

Ma, una parte consistente degli iscritti al Pci considerava la politica non solo come ricerca e gestione del potere, ed era motivato da veri e solidi valori ideali.

Una parte consistente degli iscritti al Pci erano legati anche da rapporti di amicizia.

Il livello culturale di una parte consistente dei gruppi dirigenti era piuttosto elevato.

Il Pci aveva spesso rapporti stretti con numerose componenti della società italiana, soprattutto tramite le sezioni.

Il Pci era un vero partito.

Nel complesso, quindi, valuto positivamente la mia permanenza nel Pci, anche se fui un convinto sostenitore della “svolta” di Occhetto e della decisione di dare vita al Pds.

Ed oggi ricordo con nostalgia la mia permanenza nel Pci e non solo perché ero più giovane.




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18 gennaio 2021

Perchè non acquistate più i quotidiani?

Da diversi anni ormai il numero delle copie vendute dei quotidiani è in costante riduzione. Tale riduzione si è verificata non solo in Italia ma in tutto il mondo. Perché questo si è verificato? Perché sarebbe opportuno che tale tendenza quanto meno si interrompesse o addirittura si invertisse?

Inizio con la mia esperienza personale.

Io, anche quando non avevo ancora raggiunto la maggiore età, ho sempre acquistato, ogni giorno, un quotidiano e da molti anni ormai ne acquisto due.

La lettura dei quotidiani è per me indispensabile.

Mi aiuta molto a comprendere quanto avviene in Italia e nel mondo, a livello politico, economico e sociale.

Leggo anche io i giornali on line.

Ma non è una vera e propria lettura.

La visione delle notizie e dei commenti su cui mi soffermo non costituiscono una vera e propria lettura perché avviene, oggettivamente, in modo frettoloso e non mi fornisce le informazioni e le analisi contenute negli articoli dei quotidiani.

Solo con i quotidiani riesco ad approfondire le informazioni e le analisi che mi interessano.

E io credo che quello che vale per me dovrebbe valere almeno per tutti coloro che in passato hanno acquistato, soprattutto per coloro che lo facevano ogni giorno, i quotidiani e che ora non lo fanno più.

Certo, in passato non esistevano i giornali on line. Ma, per i motivi prima esposti, i giornali on line non rappresentano una vera alternativa ai quotidiani.

Del resto ciò che avviene in Italia e nel mondo è sempre più complesso e per comprenderlo sarebbe molto utile l’ausilio dei quotidiani.

Quindi sarebbe opportuno che aumentassero le copie vendute dei quotidiani o che almeno non diminuissero ulteriormente.

Certo, acquistare i quotidiani costa. Ma i soldi spesi per acquistarli sono ben spesi e del resto, in futuro, ma in parte anche adesso, per poter leggere i contenuti dei giornali on line sarà necessario pagare.

Le mie considerazioni sono solamente nostalgiche? Non penso proprio.

Sono convinto invece che una maggiore diffusione dei quotidiani potrebbe contribuire, e non poco, alla crescita del livello culturale della nostra società.




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14 gennaio 2021

Necessario ridurre i poteri delle Regioni

Gli interventi adottati per affrontare l’emergenza sanitaria provocata dalla pandemia, tra l’altro, hanno reso evidente che i poteri di cui dispongono le Regioni, almeno in alcuni settori, sono eccessivi.

Infatti sebbene le linee generali degli interventi siano state decise dal Governo, le singole Regioni hanno potuto compiere scelte in parte diverse, soprattutto in alcuni settori.

In primo luogo, in ambito sanitario. Un esempio recente, le decisioni delle Regioni in attuazione del piano vaccinale non sono state tutte uguali. Le differenze tra le Regioni sono state anche, talvolta, piuttosto consistenti.

Ancora più evidenti le differenze relative alle date di riapertura delle scuole superiori relativamente alla didattica in presenza.

Le differenze che si sono verificate hanno quanto meno generato molta confusione.

Ma non solo questo.

I cittadini delle diverse regioni sono stati tutti trattati nello stesso modo.

E, in alcuni casi, sono state compiute anche scelte sbagliate che, molto probabilmente, se prese dal Governo, e uniformi su tutto il territorio nazionale, sarebbero state migliori.

I poteri delle Regioni sono previsti dalla Costituzione.

Con alcune modifiche costituzionali, avvenute nel corso degli anni, si è manifestata una tendenza al loro ampliamento.

Quanto avvenuto nell’ambito dell’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia, a mio avviso, dovrebbe indurre a ritenere opportuna una riduzione dei poteri delle Regioni.

Comunque sarebbe necessario iniziare una discussione approfondita, inizialmente fra gli addetti ai lavori, fra i costituzionalisti soprattutto, e poi anche fra chi ricopre incarichi nelle istituzioni, sul tema appunto dei poteri delle Regioni, sulla necessità o meno di una loro riduzione.




permalink | inviato da paoloborrello il 14/1/2021 alle 10:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



14 gennaio 2021

Irresponsabile chi ipotizza una crisi di governo

L’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia? La definizione del cosiddetto “Recovery Plan”? non sono importanti. Almeno non sono importanti per chi ipotizza una crisi di governo che può portare anche alle elezioni anticipate.

Quindi non può che essere definito irresponsabile il comportamento di chi ipotizza la crisi di governo, e che probabilmente ci riuscirà.

E’ evidente che mi riferisco a Matteo Renzi, il leader di Italia Viva.

E sono altrettanto evidenti le conseguenze negative che si verrebbero a determinare se l’eventuale crisi di governo dovesse comportare lo svolgimento di elezioni politiche anticipate.

Soprattutto, le conseguenze negative si manifesterebbero relativamente all’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia, emergenza che continuerà nei prossimi mesi, anche se il piano vaccinale dovesse proseguire secondo i programmi e anche se potesse essere intensificato.

Una precisazione doverosa.

L’operato del presidente Conte, con le sue tendenze accentratrici e con il suo sostanziale immobilismo, ha fortemente contribuito a rendere la situazione politica, in primo luogo i rapporti tra i partiti che sostengono il governo, problematica.

Ma il più che criticabile operato di Conte non giustifica il comportamento di Renzi.

Non si comprendono nemmeno quali vantaggi, con la crisi di governo e il probabile svolgimento di elezioni anticipate, avrebbe lo stesso Renzi, alla guida di un partito che, secondo i sondaggi, godrebbe solamente del 2-3% dei consensi elettorali.

Molto probabilmente le motivazioni  alla base delle scelte di Renzi più che politiche sono principalmente psicologiche.

Ma quali che siano le motivazioni, il suo comportamento, lo ripeto, sarebbe irresponsabile.

Quindi, io credo che si debba fare di tutto per evitare che si verifichi una crisi di governo, con la probabile conseguenza dello svolgimento di elezioni anticipate.




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