.
Annunci online

paoloborrello.it
         

Altri Link
visita il sito di Amnesty International
visita il sito dell'associazione Luca Coscioni
 visita il sito del Gruppo Abele
visita il sito Libera
visita il sito Save the Children
visita il sito di Legambiente
visita il blog per la verità sulla morte di Aldo Bianzino
visita il sito di Articolo 21, il quotidiano online per la libertà di informazione e di espressione
visita il sito Liberainformazione
visita il sito PeaceReporter
visita il sito Tuttoconsumatori
visita il sito dell'Associazione Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale
visita il sito di Barack Obama
visita il sito de lavoce.info
visita il sito nel Merito
visita il sito di Nazirock
contro il razzismo
visita il sito di Altan
visita il sito di Angese
visita il sito di Sergio Staino
visita il sito di Vauro


7 ottobre 2019

Susanna Tamaro, un libro sulla scuola

Il nuovo libro di Susanna Tamaro si intitola “Alzare lo sguardo” ed è dedicato alla scuola. In una lunga lettera a una professoressa la scrittrice riflette sul senso – e sulla perdita di senso – dell’insegnamento: “Nel secolo scorso abbiamo smesso di pensare che educare le nuove generazioni fosse una cosa importante” scrive Tamaro. 

Prima di riportare alcune riflessioni sul nuovo libro di Susanna Tamaro, mi sembra opportuno riportare un breve estratto, in cui la scrittrice ricorda i suoi esordi scolastici:

“Ricordo ancora il mio primo giorno di scuola. Indossavo un maglioncino color blu petrolio sferruzzato da mia madre, una gonna grigia che pizzicava terribilmente e avevo i capelli raccolti in due modesti codini legati da fermagli a forma di coccinella.

Ricordo il caos della grande aula dove venivano gridati i nomi per comporre le varie classi e il terrore assoluto nel sentire quel frastuono, nel vedermi circondata da decine, centinaia di volti sconosciuti.

Quando mi hanno chiamata, ho varcato quella porta con la consapevolezza dantesca del ‘lasciate ogne speranza, voi ch’intrate’. Non sapevo ancora né leggere né scrivere, non ero una bambina prodigio.

Mi è subito piaciuto l’abbecedario perché lì tutto era chiaro. Un bel pulcino giallo e sotto la lettera P, la luna e la L, un gattino e la G. Mi piaceva anche riempire le pagine di lineette, di riccioli, di tondi panciuti. C’era un ordine da rispettare e un’ossessività che ben si adattavano al mio carattere.

Non ho mai imparato a tenere la penna in mano – tutt’ora la impugno come fosse un punteruolo – però ero una bambina piena di silenziose curiosità e desiderosa di fare al meglio i suoi compiti.

Ma nell’ottobre della seconda è arrivata la catastrofe: il primo cinque della mia vita. Che cos’era successo? La maestra aveva detto che dovevamo studiare a memoria una poesia su Cristoforo Colombo per il giorno dopo. Io non avevo la minima idea di cosa volesse dire studiare, e tanto più a memoria, così il giorno dopo, vedendo la maggior parte delle mie compagne ripetere la poesia cantilenando con serena sicurezza, avevo capito di essere spacciata. Arrivato il mio turno, avevo cercato di inventare: ‘Le tre caravelle… erano grandi, erano belle…’.

‘Tamaro, un bel cinque! Non hai studiato niente e hai cercato anche di imbrogliare’.

Ricordo con perfetta lucidità l’angoscia di quelle ore. Come avrei potuto sopravvivere al marchio di infamia? Come avrei potuto camminare fino a casa, aprire la bocca davanti a mia madre e confessare il mio brutto voto?

Al termine delle lezioni avevo detto con voce tremante a mio fratello maggiore: ‘Ho preso cinque…’. Ma lui – che all’epoca era quello che si diceva un discolo – non era sembrato colpito. ‘Cosa vuoi che sia!’ La sua leggerezza però non mi aveva tolto dalle spalle quel giogo.

Al giorno d’oggi sarei stata considerata un Bes, ovvero un Bisogno Educativo Speciale. All’epoca ero soltanto una bambina che non capiva niente; prendere fischi per fiaschi era la mia attitudine naturale; dire cose sbagliate nei momenti sbagliati era il secondo dei miei talenti.

Il passare degli anni mi ha reso sempre più fragile, sempre più insicura, più incapace di aprire bocca con il rischio di sentire il mio cognome accoppiato a quel simpatico quadrupede che ha l’abitudine di ragliare.

Anche mio fratello ha avuto una carriera scolastica tutt’altro che brillante, ma la grande differenza tra noi era che lui non studiava affatto, mentre io trascorrevo ossessivamente il mio tempo sui libri cercando di migliorare, di imparare quello che per me era impossibile capire.

Ci può essere qualcosa di più frustrante che essere studiosi e andare male a scuola?

La mia testa funziona in modo molto lento e, soprattutto, è incapace di mandare a memoria cose di cui non comprende il senso. Ecco perché ho desiderato insegnare, per aiutare i bambini come me, quelli che non capivano niente, a entrare dalla porta principale. Forse avrebbero potuto imparare molto di più se a loro fosse stata indicata una porta di accesso secondaria”.

Già sono numerose le recensioni di questo libro di Susanna Tamaro.

Mi è sembrato sufficiente riportare alcune parti di un articolo della scrittrice Paola Mastrocola, pubblicato su “Il Sole 24 ore”, perché molto interessanti.

“…Susanna Tamaro ha appena pubblicato un libro che riguarda la scuola e che già nel titolo contiene un invito molto chiaro: “Alzare lo sguardo”. Non stare bassi, provare a mirare più in alto, non accontentarsi, esigere, richiedere qualcosa in più e a tutti, ragazzi, genitori, insegnanti.

Alzare lo sguardo è, per esempio, la professoressa che regala ai suoi allievi di un istituto tecnico, ogni anno a inizio anno, una copia delle Lettere a un giovane poeta di Rilke (a lei Susanna Tamaro si rivolge scrivendo l’intero libro come fosse una lettera).

Alzare lo sguardo è non considerare quei ragazzi inferiori o incapaci solo perché frequentano un tecnico. Anzi, è pensare che proprio perché frequentano un tecnico è doveroso regalar loro Rilke.

Alzare lo sguardo è, soprattutto e in modo rivoluzionario, pensare che Rilke – la poesia in generale, l’arte, la letteratura, la scienza, il pensiero astratto – sia fondamentale per la formazione di un ragazzo oggi.

Il libro tocca molti temi, ma è nella sostanza un appello accorato. Senza polemiche, senza prese di posizioni drastiche, senza diktat perentori.

E’ un appello ‘soft’, a bassavoce, ma potente, di una persona che da fuori – non fa l’insegnante, scrive libri – dice che la scuola le interessa. In questo senso ci pro-voca, ci chiama a raccolta: la scuola deve interessare a noi tutti, in quanto esseri umani, perché riguarda il destino dei giovani, dunque il futuro della nostra civiltà.

Il libro di Susanna Tamaro è soprattutto un invito a ricominciare a educare. Traducendo nel linguaggio della sua passione naturalistica, ci dice che educare è coltivare. Ora non coltiviamo più, lasciamo che i nostri figli vengano su come l’erba selvatica, mentre dovremmo pensarli come alberi, bambini-alberi e non bambini-erba. Alberi da frutta, per esempio, che hanno bisogno di cure costanti perché alla fine poi diano i frutti.

Educazione è e-ducere, portar fuori. Indicare la via. Dunque, scegliere. Assumersi la responsabilità di una scelta, cosa che, lei dice, nel secolo scorso abbiamo smesso di fare.

‘Che cos’è infatti l’educazione se non la più alta e raffinata opera di discernimento? Si riconosce che esistono due strade e si aiuta la persona a saper decidere quale imboccare. Se si tace, se si ignora che tutta la complessità umana si gioca nella scelta tra questi due cammini, se si lascia un cucciolo d’uomo in balia dei suoi istinti, è assai probabile che si comporti come gli scimpanzè…’.

…Alzare lo sguardo è anche, dunque, educare. Prendersi il rischio, accettare la sfida che ogni scelta comporta, pagare il prezzo che ogni presa di posizione richiede.

Forse quel che più m’inquieta della scuola oggi lo trovo nel passo in cui Tamaro racconta questo: ‘Una mia amica, – scoprendo che gli studenti dell’ultimo anno giocavano a carte durante le sue lezioni, è andata a parlare col preside per capire come comportarsi. Li lasci fare, si è sentita rispondere, tanto sono abituati così. E poi sono in quinta, quest’anno se ne andranno…’.

Lasciamo da parte la colpevole e indecorosa indifferenza di chi ci dovrebbe guidare – che ci sconcerta. E anche la solitudine, la completa impotenza a cui l’insegnante è destinato – che ci commuove. In quel racconto sta il problema più serio e gigantesco che abbiamo, secondo me, il problema, il più urgente da risolvere: i ragazzi in classe, durante le lezioni, giocano a carte.

Si può dire che si comportano così perché la scuola è sbagliata, non riesce a interessarli, i programmi sono vecchi, gli insegnanti incapaci. Può darsi.

Ma io non credo che sia (soltanto) questo. Direi piuttosto che la scuola è uscita dalla loro vita, o non c’è mai entrata, perché nella vita nostra, di noi tutti non c’è più il valore che la scuola ha sempre rappresentato: la cultura, astratta, disinteressata, il desiderio di averla, farla propria.

Un ragazzo di oggi non va a scuola per leggere Rilke, non è fiero di conoscere le poesie di Rilke, non sa cosa farsene, e lo annoiano. Per questo gioca a carte.

Ma la scuola continua a insegnare Rilke! Questo è il punto. So che molti (la maggioranza?) pensano che dovrebbe smetterla, che proprio il fatto di insegnare ancora Rilke sia ciò che allontana i ragazzi.

La penso esattamente al contrario, che sia giusto e sacrosanto, e che la scuola proprio questo debba continuare a fare fino alla fine del mondo: far leggere Rilke. Petrarca, Dovstoevskj, Goethe, Orazio, Montale, Aristotele, Swift…

Se la scuola mai smettesse di fare questo, non avremmo più un passato, e tutta la grandezza e bellezza che nei millenni abbiamo prodotto andrebbe persa per sempre. Consegneremmo il mondo alla volgarità del presente e basta, senza scampo.

Ma certamente c’è un enorme problema di scollamento: da una parte una scuola che continua a fare Rilke, cioè a proporre contenuti culturali alti, e dall’altra una società che se n’è andata altrove, a partire dagli ambiti dirigenziali, dagli esponenti di maggior rilievo.

Per questo dico che mi preoccupa ciò che circonda la scuola, più che la scuola in sé.

Lo spettacolo deprimente che la politica ha offerto negli ultimi mesi certamente non aiuta la scuola, se la scuola è il luogo dove si legge Rilke, se per fortuna è ancora chiamata a far passare, attraverso le materie che insegna, messaggi di altezza, nobiltà, generosità, lealtà e quel valore che è, per l’appunto, lo studio disinteressato, ‘inutile’, pago di se stesso (perché tali sono i messaggi che vengono dai libri, dalla poesia, dall’arte, dalla scienza, dalla letteratura, dalla storia, dai grandi del pensiero di ogni tempo).

Ulteriore scollamento, dunque, tra il patrimonio di valori che i ragazzi sono ancora chiamati a studiare, e gli esempi di miserevole squallore intellettuale e morale che la realtà attuale ci offre quotidianamente.

Pensiamo anche solo a come parlano alcuni politici, a come si esprimono alcuni giornalisti, alcuni conduttori di radio e tivù… Come possiamo accettare questo? Come possiamo far leggere ai ragazzi Rilke in un mondo così?

Ed ecco che torniamo al punto di partenza: dobbiamo esigere di più, non accontentarci, non far finta di niente, non mettere la testa nella sabbia. Alzare lo sguardo.

Ma che fare? Insorgere? Cambiare il mondo? Spodestare la classe dirigente, svitare la testa a chi ci governa, a chi ci indottrina, a chi ci dice menzogne, a chi palesemente agisce soltanto per il proprio tornaconto?

Ci piacerebbe che la scuola restasse l’ultimo baluardo contro la barbarie. Ma non so se possiamo chiederle tanto. Come fa? Dovrebbe assumersi totalmente il compito di educare. Strappare i ragazzi al mondo intero, ai media, alla pubblicità, ai social, alla rete, anche alla famiglia… Dovrebbe tenerseli tutti per sé, i ragazzi, a scuola tutto il giorno, e lasciarli andare solo all’ora di dormire.

Chiudere tutti i dispositivi che li mettono a contatto col mondo reale, che non vedano mai un telegiornale, non leggano un quotidiano, non usino internet…

Utopia che, non lo nego, trovo abbastanza affascinante. Paradossale? Certamente un paradosso che nasce dalla disperazione. Eppure mi pare di scorgere qualche segnale che va nella stessa direzione: penso ai programmi di digital detox, al metodo americano di mandare i futuri manager nel deserto per facilitare la loro attività intellettuale e creativa, e anche alle nuove forme di home learning e home schooling: sistemi quasi monastici, eremitici, di riabilitazione del pensiero, della concentrazione, meditazione, riflessività?

Forse il segno che una certa esigenza di separazione comincia a farsi sentire, un desiderio di “spostarsi”, abitare altri luoghi, sottrarsi all’iperconnessione costante e all’eccessiva esposizione a un mondo che ci convince sempre meno e non ci piace così com’è.

Si potrebbe prevedere un ciclo di vita completamente sganciato, avulso, protetto. Un po’ com’era l’educazione a Sparta, ma con fini culturali, morali, intellettuali… non certo militareschi!

Una scuola che si prende i nostri figli, per esempio per sette anni (dai sei ai tredici), e ce li restituisce che sanno parlare, scrivere, pensare, che amano leggere e studiare, che hanno un cospicuo patrimonio di conoscenze, che non si sono persi nel nulla e sono pronti a far parte della società, o lavorando o continuando gli studi: in due parole, perfettamente liberi.

Se non possiamo cambiare il mondo, almeno salviamoci dal mondo. La scuola come aerea protetta, separata dal resto. Oasi di crescita tutelata. Parco marino. Per salvare la specie dall’inciviltà incipiente…”.




permalink | inviato da paoloborrello il 7/10/2019 alle 10:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


sfoglia     settembre        novembre
 







visita Bloglaici

visita meglioliberi

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog



Altri Blog


paoloborrello.wordpress
2piu2uguale5
accade
adestra
agiamo
agoradelpoeta
alchimia
alitodivento
aljihadalakbar
amanolibera
ambienteonline
andreasfondrini
annie80
antifascismoresistenza
aquilonesenzavento
arcadia77
arciprete
astronik
aujourdhuitina
avocado
babate
bartolomeonicolotti
biblioceca
bluevelvet
calibano
carnesalli
charliebrown01
chupachupa
clandestinodellavita
contracorriente
comunitaproletarieresistenti
degiorgioblog
demos
dexterh46
diarioestemporaneo
dicosemprelamia
didascalos
dilia
dinolattuca
dinottelaluna
discutendo
dituttosututto
donatellacamatta
ecarta
efesto
eleonoraporta
emanuelafanelli
emmart
energiapulita1
enne-stranigiorni
esperimento
espressione
eugualemalquadrato
fabiopeluso
fabiopiselli
fattiedisfatti
federicoaldrovandi
fedevegan
fioridialicanto
fioriecannoni
fiorirosa
floreana2
fort
francescoferrari
francobrain
fuorimargine
garbo
gdzito
geco
giovannicera
gliincapaci
grifo87
gurgling
HeavenonEarth
hellbove
hertory
i400colpi
ilmale
impollinaire
ilmondoallarovescia
ilmondosecondome
iotocco
ilpopolosovrano
ilpuntoimproprio
ilsalottodellalternativo
ilteatrino
inprospettiva
iojulia
ioletta
irandemocratico
italiasvegliati
irlanda
kissaseva
koli00
KudaBlog
l_antonio
laurarocatello
lafinestrasulcortile
lamiacaverna
lampinelletenebre
lavagnabianca
lessicodemocratico
liberidivolare
liberolanima
lindadicielo
litecondominiale
lorenzaferrari
lostrazzablogg
lucania
mamotati
mancio
marinopaola
mietta
milleeunanotte
mimmoguarino
mimuovofacciocose
mirabaud
mojorising
mr-loto
murodemocratico
nathan2000
newfablog
nikiaprilegatti
noncontromaper
no-fog
noicittadinilucani
notes-bloc
nuvolasenzainverno
nuvolese
occhiodelciclone
onoenergy
opinionidirette
orgogliodemocratico
padrepuglisi
palagniak
paolodemartino
pdg
pellizzer
pensierididonna
penultimi
picnicconlefragole
pierluigilido
pilloledicucina
pinodeluca
pitunpi
point
portavoce
pqlascintilla
precariamente
quartieri
quoterosashokking
redbiker
redentatiria
riccardo-uccheddu
rigirandola
rosavalenti
rossellagrenci
sacchegiatorcortese
salviamocarrara
salviamoitalia
sarditudine
saxer
serenacolonna
sergiobontempelli
solealtonelcielo
sonogians
sonounitagliano
spensieratoaviator
svegliaitalia
tavolodelledonne
terzadimensione
terzostato
tisbe
tuttoblog
universopolitico
valentinaconticello
valerioascenzi
valeriabonanno
valeriopieroni
valigetta
vicolodeigatti
vincenzaperilli
virginie
virtualblog
volipindarici
volodinotte
volovivace
voltirivolti
vulcanochimico
williamnessuno
windofchange
wrong
zibaldone2
zonaliberata
zuccherofarinaecompany


Blog letto 1324753 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom