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12 aprile 2021

Nel lavoro le donne le più colpite dalla pandemia

Durante la pandemia sono state le donne ad essere state le più colpite per quanto riguarda il lavoro. Alcuni studi lo dimostrano chiaramente.

Di questo tema si occupano Daniela Del Boca, Noemi Oggero, Paola Profeta e Maria Cristina Rossi, in un articolo pubblicato su www.lavoce.info.

Secondo quanto rilevato con il progetto europeo “Clear”, nella prima ondata, più uomini che donne hanno continuato a lavorare al posto di lavoro usuale, più donne che uomini hanno lavorato da casa e un numero maggiore di uomini ha perso il lavoro.

Nella seconda ondata invece più donne e più uomini restano al lavoro usuale rispetto alla prima fase (perché le misure sono meno restrittive e continuative), ma più donne che uomini lavorano da casa e perdono il lavoro.

Inoltre, le donne hanno dedicato un numero maggiore di ore al lavoro domestico rispetto ai partner sia prima dell’emergenza Covid-19 che durante la prima e la seconda ondata. Il numero di ore è comunque più alto per le donne soprattutto nella prima ondata.

Le donne  quindi hanno lavorato più ore in famiglia.

In quasi tutte le possibili combinazioni di modalità lavorative le donne hanno dedicato, infatti, più ore dei loro partner al lavoro domestico.

La differenza più significativa emerge nelle famiglie in cui gli uomini continuano a lavorare sul posto di lavoro mentre le donne lavorano da casa (1,81 ore).

Nella situazione opposta, in cui le donne continuano il lavoro precedente alla pandemia e gli uomini lavorano da casa, le donne hanno dedicato comunque più tempo al lavoro familiare degli uomini (2,92 contro 1,40 ore al giorno).

La distribuzione del lavoro familiare ha penalizzato le donne anche nelle situazioni simmetriche, ossia anche quando entrambi i membri della coppia lavoravano da casa.

Le donne italiane, già prima della pandemia più responsabili della famiglia dei loro partner, hanno continuato a dedicare al lavoro familiare più tempo durante tutto il 2020.

Questo è dovuto anche alla chiusura delle scuole, che in Italia è stata la più lunga di tutta Europa: 105 giorni dal marzo a giugno 2020 contro meno di 60 giorni in altri Paesi europei.

Ha contribuito a questa situazione anche la mancanza dell’aiuto dei nonni, che prima della pandemia erano responsabili (almeno occasionalmente) della cura dei nipoti e ora non più, a causa dei rischi di contagio (indagine Istat multiscopo).

Anche i dati Istat per il 2020 evidenziano un peggioramento del lavoro delle donne.

Il tasso di occupazione femminile è passato dal 50 al 48,6% nel 2020, mentre per gli uomini è rimasto quasi invariato.

L’offerta di lavoro femminile si è ridotta, come evidenziato da un tasso di inattività femminile molto più alto di quello maschile.

Questi dati confermano risultati di ricerche precedenti di altri Paesi che hanno analizzato l’impatto della pandemia su occupazione, disoccupazione e tassi di inattività, riportando un effetto negativo più significativo sulle donne e in particolare sulle madri.

Sia fattori relativi alla domanda di lavoro (sovra-rappresentazione delle donne nei settori dei servizi più vulnerabili con contratti a tempo determinato e part-time) che fattori relativi all’offerta (difficoltà di conciliazione lavoro e famiglia dovuta alla chiusura delle scuole e aggravio del lavoro familiare) hanno contribuito a questo risultato.

La situazione di emergenza che continua anche nel 2021 può provocare un potenziale peggioramento del divario di genere nel mercato del lavoro.

Mi sembra evidente, comunque, che gli svantaggi delle donne relativamente al lavoro sono stati solamente accentuati, talvolta in misura considerevole, dalla pandemia.

Esistevano anche prima della pandemia e colpivano le donne italiane in misura maggiore rispetto alle donne di altri Paesi.

Pertanto, credo, quanto avvenuto e quanto avviene nel corso della pandemia, deve essere uno stimolo per affrontare con interventi adeguati problemi, strutturali, che interessano da tempo il lavoro femminile.

E’ auspicabile che con lo stesso Recovery Plan ci si interessi della risoluzione dei problemi qui presi in esame.




permalink | inviato da paoloborrello il 12/4/2021 alle 10:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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