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Quanto incide la corruzione sulla crescita economica

L’associazione “Riparte il futuro” ha condotto, insieme a I-Com – Istituto per la Competitività, uno studio volto a capire quanto e in che misura la corruzione incide sullo sviluppo economico del nostro Paese. Si intitola “Italia interrotta, il peso della corruzione sulla crescita economica”.  

Una sintesi dello studio è contenuta nella sua parte iniziale.

Il capitolo 1 fornisce una panoramica dei fenomeni corruttivi in Italia. Essi presentano dimensione rilevante, che si riflette nella percezione comune.

Il capitolo 2 indaga il primo dei tre temi oggetto dello studio, cioè la relazione tra corruzione e Investimenti Diretti Esteri (Ide) in entrata in Italia.

Si approfondisce il rapporto tra la qualità delle Istituzioni e la competitività di un sistema economico.

A questo scopo si utilizza l’European Quality of government Index (Eqi). Appare evidente una correlazione significativa tra lo stock di Ide e l’Eqi per i 28 Paesi dell’Ue.

Oltre alle consistenze di Ide, si prendono in considerazione alcuni indici che riassumono la capacità di uno Stato di creare le condizioni per sostenere l’attività d’impresa e quindi la ricettività rispetto agli investimenti esteri, come l’Ease of Doing Business (Edb) e il Global Competitiveness Index (Gci).

Si verifica una correlazione positiva e significativa tra l’Eqi e la facilità nel fare business nei 28 Stati Ue.

Per quanto riguarda la dimensione italiana, si è posto in relazione l’Eqi con il numero di multinazionali presenti nelle regioni italiane e con la quota di multinazionali sul totale delle imprese attive in ogni regione.

E’ il secondo dato a risultare maggiormente sensibile alla qualità delle istituzioni regionali.

In modo simile, si passa a verificare la relazione tra fenomeni corruttivi, per cui si ricorre al Cpi, e la ricezione di investimenti diretti esteri.

Si riscontra una correlazione negativa significativa tra il livello di corruzione percepito e il volume di investimenti diretti esteri per Stato.

Nel capitolo 3 si indaga la relazione tra corruzione e occupazione, in particolare quella giovanile, in Italia.

Si evince una correlazione positiva tra il tasso di occupazione giovanile per le regioni italiane e il rispettivo Eqi.

A un più alto livello di qualità dell’amministrazione e a un più basso livello di corruzione, pertanto, corrispondono tassi di occupazione giovanile più elevati.

In modo analogo, si riscontra una correlazione negativa a livello regionale tra l’Eqi e il tasso di disoccupazione, sia complessivo sia per la fascia d’età 25-34 anni, e tra l’Eqi e la quota di Neet nella fascia d’età 15-34 anni.

In conclusione del capitolo, si indaga il rapporto tra investimenti diretti esteri e disoccupazione. In quest’ambito, si ritrova una correlazione positiva tra la quota di multinazionali sul totale delle imprese attive nelle regioni italiane e il rispettivo tasso di occupazione, e una correlazione negativa tra la quota di multinazionali e il tasso di disoccupazione.

A una quota maggiore di multinazionali presenti in regione, pertanto, vengono associati un tasso di occupazione giovanile più alto e un tasso di disoccupazione giovanile più basso.

Il capitolo 4 analizza il terzo tema oggetto dello studio: l’esistenza di una relazione tra corruzione e sviluppo digitale di un Paese.

Pur non essendo ancora del tutto chiaro il nesso di casualità, di sicuro appare ormai acclarato che più i Paesi possiedono sistemi digitali efficaci ed efficienti, meno subiscono il peso deleterio della corruzione, e viceversa.

La seconda sezione del capitolo propone un’analisi statistico-econometrica della relazione esistente tra corruzione e digitalizzazione.

La correlazione tra digitalizzazione di un Paese – misurata dal Desi (Digital Economy and Society Index), l’indice elaborato dalla Commissione Europea per valutare lo stato di avanzamento degli Stati membri dell’Ue verso un’economia e una società digitali – e corruzione – misurata dal Cpi (Corruption Perception Index), elaborato da Transparency International – appare forte e positiva (+88,6%).

Inoltre, l’analisi non esclude la possibilità di un legame inverso – per cui, cioè, la corruzione stessa limiti in qualche modo la capacità di un Paese di svilupparsi in maniera adeguata sul piano digitale.

Infine, si suggeriscono alcune misure di policy per contrastare la corruzione rispetto ai tre temi affrontati (investimenti esteri, occupazione con particolare riguardo a quella giovanile e digitalizzazione).

Riguardo gli investimenti esteri, si propone:

la stipula di un accordo tra la cabina di regia Ice-Invitalia e l’Anac perché sui progetti di investimento seguiti dalla prima ci sia una vigilanza continua utile non solo a prevenire episodi di corruzione ma anche a segnalarli efficacemente e con la massima urgenza qualora si presentino;

un fast track per denunce di corruzione da parte di imprese estere operanti in Italia, possibilmente con una linea dedicata presso l’Anac, che sia in grado di fornire consigli e suggerimenti in lingua inglese (oltre a raccogliere le segnalazioni);

in una cornice più macro, una semplificazione delle procedure di ingresso degli operatori esteri sul mercato italiano, tali da ridurre la base di possibili episodi di corruzione.

Rispetto all’occupazione giovanile e alle politiche del lavoro necessarie a contrastarla, vanno assicurati:

il ricorso generalizzato a procedure di call ad evidenza pubblica rivolte al bacino di iscritti nelle apposite liste presso le direzioni provinciali del lavoro;

l’uso di forme di alert, in base a caratteristiche chiave del cv, per i potenziali interessati alle differenti call, in modo tale da evitare che alcuni bandi siano appositamente nascosti o non adeguatamente pubblicizzati;

lo sviluppo il più possibile avanzato di forme elettroniche di marketplace, basate su algoritmi che consentano il miglior match possibile tra competenze offerte (e opportunità di lavoro ricercate) e bisogni delle aziende;

il divieto per le amministrazioni pubbliche di ogni livello e per le relative società in house di assumere personale per chiamata diretta (senza bando), anche mediante contratti non strutturati (es. co.co.co o partita IVA), nei 6 mesi che precedono le scadenze elettorali nonché nei 6 mesi successivi.

Va infine accelerato il processo di digitalizzazione, in particolare della P.A., con misure che al contempo aiutino il contrasto alla corruzione, tra le quali:

la tracciabilità delle attività svolte dalle singole P.A. e la possibilità di poterla facilmente confrontare con la performance di altre amministrazioni comparabili, attraverso open data che consentano questo tipo di confronti;

sistemi di rating delle amministrazioni pubbliche, basati su giudizi di cittadini e imprese sull’efficienza ma anche sul livello di trasparenza e correttezza amministrativa;

inoltre, ogni amministrazione di dimensione adeguata (es. Governo nazionale, Regioni, Città metropolitane) dovrebbe avere l’obbligo di dotarsi di uno sportello per raccogliere (anche o esclusivamente attraverso lo strumento telematico) denunce di corruzione, alle quali garantire il pieno anonimato nonché un riscontro entro tempi certi;

mappatura e messa in trasparenza delle interazioni tra portatori di interesse e centri nevralgici delle amministrazioni (ministeri, uffici di gabinetto, uffici di diretta collaborazione), attraverso l’adozione del cosiddetto “legislative footprint”, che riporti la cronologia, gli attori e l’oggetto degli incontri in seno ai processi legislativi e regolamentari;

obbligo di disponibilità online dei bilanci dei partiti e delle fondazioni o associazioni legate a partiti o personalità politiche che ricoprono cariche pubbliche nel presente o le hanno ricoperte nel recente passato (negli ultimi cinque anni), insieme a una rendicontazione dettagliata dei finanziamenti ricevuti;

estensione della prassi consolidata, attualmente solo presso le autorità indipendenti, di procedere a consultazioni pubbliche, attraverso internet, in concomitanza con l’adozione di nuovi regolamenti.

Pubblicato il 7/1/2019 alle 9.11 nella rubrica Diario.

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