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Si deve avere fiducia nei giovani (e io in Elisa)

Non c’è molta fiducia nei giovani italiani, attualmente. Si riconosce che molti sono i problemi cui si trovano di fronte. Ma, spesso, vengono formulate nei loro confronti critiche, anche pesanti, tali da sostenere che una parte almeno dei problemi che li contraddistinguono dipendano esclusivamente da loro, dai loro comportamenti.

Sotto accusa soprattutto i nati dopo il 2000, ritenuti apatici, eccessivi utilizzatori degli smartphone e tramite di essi dei social media, scarsamente disponibili ad effettuare sacrifici.

Ma anche i nati appena prima del 2000 non sono esenti da critiche, simili a quelle appena citate.

In realtà, come avvenuto per tutte le generazioni, i giovani d’oggi non rappresentano un insieme indistinto e tutto uguale.

Ci sono molti giovani che si impegnano fortemente negli studi e nel lavoro, o meglio nel tentativo di trovare un lavoro. Quindi dispongono di un bagaglio di conoscenze e di competenze senza dubbio considerevole e tutt’altro che trascurabile.

Ammetto che sono stato stimolato a formulare tali considerazioni in seguito alla laurea magistrale di mia figlia Elisa, ottenuta venerdì passato con la votazione di 110 e lode, frutto di un impegno costante e pluriennale nei suoi studi universitari e non.

Ma ci sono molti e molte che raggiungono i risultati raggiunti da Elisa, che dispongono di conoscenze che, almeno in parte, noi quando eravamo giovani non avevamo, ad esempio in campo linguistico e in campo scientifico ed informatico.

E, senza dubbio, sarebbero molti di più i giovani come Elisa se il sistema scolastico italiano fosse migliore e se le prospettive di lavoro per loro fossero anch’esse migliori, contraddistinte, tra l’altro, da un minore carattere di precarietà.

Del resto di chi è la colpa se il sistema scolastico e il lavoro per i giovani assume le caratteristiche attualmente assunte?

Di noi adulti, ovviamente.

Peraltro, non si può affatto sostenere che tutti i giovani non accettano sacrifici per trovare un lavoro se si considera che migliaia di loro, in un numero crescente, negli ultimi anni, si sono resi disponibili ad andare all’estero.

Quindi, attenzione a formulare giudizi affrettati, eccessivamente critici, nei confronti dei giovani italiani.

Tali giudizi vengono espressi soprattutto da chi non li conosce a sufficienza.

Piuttosto, sarebbe necessario attuare politiche rivolte ad affrontare i principali problemi dei giovani, politiche che da tempo sono del tutto insufficienti.

Certo, i giovani, o meglio certi giovani, hanno anche le loro responsabilità, relativamente ai problemi cui si trovano di fronte. Non si deve deresponsabilizzarli.

Credo però che le responsabilità di noi adulti siano maggiori e di questo non tutti noi siamo consapevoli, tutt’altro.

Pubblicato il 11/3/2019 alle 10.55 nella rubrica Diario.

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