Blog: http://PaoloBorrello.ilcannocchiale.it

Nelle carceri il sovraffollamento non è una fake news

Nell’ultimo anno si contano nelle carceri 2.047 detenuti in più, “con un andamento progressivo crescente e preoccupante”, e “questo aumento si riverbera sulle condizioni di vita interna e sul sovraffollamento, che non è una fake news”. Lo evidenzia il garante nazionale delle persone detenute Mauro Palma nella relazione recentemente presentata al Parlamento.

Nello stesso periodo il numero di persone finite in carcere è diminuito, sono 887 in meno, quindi l’aumento è dovuto alla minore possibilità di uscita. In totale sono 60.472 i detenuti e 50.514 i posti letto.

Il garante nazionale invita, quindi, il Parlamento a riflettere sulle cifre.

Innanzitutto sottolinea Palma perché “nel luogo di ricostruzione, o a volte di costruzione, del senso di legalità non possono essere fatte vivere situazioni che ledono la legalità stessa”.

Inoltre, “l’attenzione geometrica alla ‘cella’ non deve far perdere il principio che la persona detenuta deve vivere la gran parte della giornata al di fuori di essa impegnata in varie attività significative. Il nostro modello di detenzione – afferma – continua, al contrario, a essere imperniato, culturalmente e sul piano attuativo, sulla permanenza nella ‘cella’, così vanificando la proiezione verso il dopo e il fuori”.

Il sovraffollamento nelle carceri “non è una fake news”: secondo gli ultimi dati, aggiornati al 26 marzo i posti regolamentari disponibili nei 191 istituti di pena italiani sono 46.904 ma vi sono presenti 60.512 persone. Quindi 13.608 detenuti in più, con un sovraffollamento del 129%.

In un anno, c’è stato un aumento di 2.000 detenuti: al 31 dicembre 2017 erano 57.608, al 31 dicembre 2018 59.655.

E a preoccupare il garante sono le ragioni alla base di tale crescita, che non è dovuta ai maggiori ingressi ma a un minor numero di dimissioni, 887 in un anno: “molto probabilmente perché si utilizzano di meno le misure alternative al carcere”.

Al 20 marzo di quest’anno risultano detenute 1.839 persone con una pena inflitta inferiore a un anno e 3.319 con una pena tra 1 e 2 anni. Si tratta cioè di 5.158 persone che potrebbero usufruire di misure alternative al carcere, ma che rimangono all’interno degli istituti.

Per questo per l’autorità indipendente, presieduta da Mauro Palma, è “urgente una riflessione che coinvolga tutti i soggetti coinvolti nell’esecuzione penale, magistratura, amministrazione penitenziaria, operatori del sociale e lo stesso Parlamento” per “rimuovere gli ostacoli che impediscono la concreta applicazione di misure esecutive della pena alternativa alla detenzione, secondo quanto l’ordinamento prevede”.

Vale per tutti, “ogni persona, nativa o straniera, libera o ristretta, capace o meno di intendere o in qualsiasi altra condizione”, il diritto “alla dignità personale e alla propria integrità psicofisica” e a questi “aggiungo il diritto alla speranza”.

A questo diritto, aggiunge Palma, corrisponde “l’obbligo” di garantire “la maggiore autodeterminazione possibile nei limiti dati dalla sua condizione e nel contesto dei valori e principi che la nostra Costituzione tutela”.

E la percezione di insicurezza “non può essere semplicemente assunta, da parte di chi ha responsabilità istituzionali, come un dato, fisso, ingiudicabile; non può costituire il criterio informatore di norme né di decisioni amministrative”.

Pubblicato il 27/3/2019 alle 9.38 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web