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Save the Children, 100 anni dalla fondazione

Sono passati 100 anni dalla nascita di Save the Children. Cento anni di storia segnati da emergenze umanitarie, in Italia e nel mondo, rimaste impresse nella memoria collettiva e in cui a pagare il prezzo più alto sono i bambini. E ieri come oggi conflitti e disastri naturali, carestie, siccità, epidemie e povertà che rappresentano le sfide più grandi che ancora oggi mettono a repentaglio l’infanzia e il futuro dei minori. 

In occasione delle celebrazioni per il centenario dalla sua fondazione, che avvenne nel 1919 proprio per portare aiuto alle vittime del primo conflitto mondiale, Save the Children ha lanciato, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la campagna globale “Stop alla guerra sui bambini”.

La denuncia di Save the Children arriva attraverso i dati del nuovo dossier dal titolo “La guerra sui bambini”: ancora oggi 1 minore su 5, pari a 420 milioni di bambini e bambine (il doppio dalla fine della Guerra Fredda) vive attualmente in aree di conflitto,  sempre più esposto a violazioni dei propri diritti, tra i quali i continui attacchi contro le scuole.

Solo nel 2017 sono stati bombardati oltre 1.400 edifici scolastici: nelle aree di conflitto, l’istruzione è uno dei principali diritti negati all’infanzia e sono 27 milioni i bambini sfollati a causa delle guerre a non avere più accesso all’educazione.

Un tema, quello dell’educazione durante i conflitti, che rischia di essere sottovalutato ma che ha conseguenze drammatiche per l’infanzia e per la ricostruzione dei paesi stessi che vivono il conflitto: ad oggi è difficile stabilire quanti siano esattamente i bambini che a causa della guerra sono stati costretti a lasciare non soltanto le loro case, ma anche la scuola, divenendo la “generazione perduta” che senza educazione rischia di non poter contribuire alla ricostruzione del proprio paese al termine delle ostilità.

“Ogni guerra è una guerra contro i bambini, diceva Eglantyne Jebb, la fondatrice di Save the Children, ed è vero oggi esattamente come cento anni fa.

Per questo motivo, nel celebrare questo importante anniversario, Save the Children è tornata alle ragioni originarie per cui è nata.

“Sono troppi i bambini nel mondo a cui sono negati i diritti principali dell’infanzia a causa dei conflitti e, oggi più che mai, abbiamo il dovere di indignarci e fare qualcosa di fronte a tutte quelle guerre – spesso dimenticate dall’opinione pubblica”, ha dichiarato Claudio Tesauro, presidente di Save the Children Italia.

“Di fronte agli egoismi e ai nazionalismi dilaganti, non possiamo più volgere lo sguardo dall’altra parte e non sentirci responsabili: la guerra, ovunque essa sia e con qualunque arma venga combattuta, è una guerra contro i bambini, che continuano a perdere la vita ogni giorno. E non importa in quale paese vivano, da quale famiglia provengano e a quale gruppo o etnia appartengano: i bambini sono bambini e devono essere protetti, soprattutto dalle guerre degli adulti”, ha proseguito Tesauro.

A 100 anni dalla sua fondazione, Save the Children ha ricordato poi che nonostante gli enormi progressi che il mondo ha compiuto negli ultimi decenni per i bambini – dal dimezzamento della mortalità infantile e del numero di minori tagliati fuori dalla scuola primaria alla vittoria contro la poliomielite, che negli anni ’70 uccideva mezzo milione di minori ogni anno – oggi, nel mondo, più di 1 bambino su 2 è minacciato da guerre, povertà e discriminazioni.

In particolare, circa 5,4 milioni di bambini sotto i 5 anni, inoltre, perdono la vita ogni anno a causa di malattie facilmente curabili e prevenibili, mentre in Africa subsahariana e in Asia si calcola che fino a 500 milioni di persone siano attualmente esposte agli effetti dei cambiamenti climatici, spesso costrette ad abbandonare le proprie terre.

Ben 27 milioni di minori nel mondo sono tagliati fuori dall’educazione perché le loro scuole sono state distrutte, danneggiate o occupate e oltre 1 miliardo di loro vivono in contesti dove ogni giorno sono costretti a fare i conti con la povertà, anche nei paesi più avanzati come l’Italia dove attualmente 1,2 milioni di minori si trovano in condizioni di povertà assoluta.

“Questo dimostra che anche oggi c’è tanto da fare per proteggere fino all’ultimo bambino ed è quello che i nostri operatori continuano a fare ogni giorno anche nel più remoto angolo del pianeta.

Ma allo stesso tempo non possiamo chiudere gli occhi di fronte alla mancanza di volontà politica con cui il mondo continua a rimanere inerte davanti alle sofferenze indicibili che stanno patendo i bambini a causa di guerre, povertà o cambiamenti climatici.

Il futuro dei bambini non può più attendere oltre ed è arrivato il momento che la comunità internazionale si assuma finalmente in pieno fino all’ultima delle proprie responsabilità”, ha concluso Claudio Tesauro.

 

Pubblicato il 16/5/2019 alle 10.30 nella rubrica Diario.

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