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I concorsi truccati nelle università

Ennesimo scandalo nelle università. 60 docenti indagati, di cui 40 di Catania, tra i quali il rettore, per gravi irregolarità nello svolgimento di numerosi concorsi relativi al reclutamento di professori ordinari, associati e ricercatori. In passato altre indagini hanno interessato altri docenti, operanti in diverse università, sempre in seguito al manifestarsi di irregolarità simili. 

E’ opportuno tentare di analizzare le cause alla base del frequente verificarsi di vicende del tutto censurabili, anche dal punto di vista etico, e perché incidenti in modo fortemente negativo sulla qualità del sistema universitario italiano.

Peraltro è bene ricordarsi, sempre, che in Italia vengono truccati molti concorsi anche in altri settori della pubblica amministrazione e che, inoltre, il merito non è il principale criterio che sovraintende il reclutamento e la carriera del personale nemmeno nelle imprese private.

Comunque, limitandomi alle università può essere utile riportare le valutazioni di alcuni attenti osservatori delle vicende relative ad uno dei settori più importanti della società italiana, soprattutto per il futuro di un gran numero di giovani.

In una lettera pubblicata su www.orizzontescuola.it lo scrittore Mario Bocola scrive:

“…La domanda che sorge spontanea è dove sta la meritocrazia in Italia? Altro che meritocrazia: nel nostro Paese parlare di questo tema è tabù, anzi ci si fa un baffo!

In Italia c’è gente che nel corso degli anni ha investito tanto costruendosi un bagaglio di conoscenze e di competenze ragguardevoli: lauree, corsi di perfezionamento, dottorati di ricerca, master, pubblicazioni, che si è poi ritrovata con un pugno di mosche in mano.

Sta di fatto che in Italia la persona preparata, competente, con un background culturale di tutto rispetto resta alla porta nella vana speranza che qualcuno si accorga di lui.

Dall’altra parte c’è gente, invece, che con pochi titoli ricopre prestigiosi incarichi forse non avendo nemmeno le competenze adeguate a ricoprire ruoli importanti.

Negli altri Paesi dell’Europa non è così perché si premia il merito, l’efficacia, la competenza dimostrata sul campo.

Non dobbiamo affatto meravigliarci che cresce sempre di più la fuga dei cervelli, che i giovani vanno a studiare all’estero e affermarsi in quel Paese europeo dove hanno speso forze ed energie vogliono a tutti i costi restare fuori dall’Italia e non farvi ritorno.

La nostra Nazione invita poco a costruirsi un futuro, ad affermarsi nel campo professionale perché quello che offre è veramente poco allettante. I giovani fuggono all’estero e preferiscono proseguire gli studi altrove perché si sentono gratificati. In Italia no. Devono patire anni ed anni di precariato con stipendi da fame!

Che vergogna…

E’ veramente una constatazione amara, che non lascia speranze e sono molti i casi che la cronaca ci propina di scandali nella Pubblica Amministrazione, di concorsi ‘vellutati’, di assunzioni scese col ‘panarello’ dal cielo sulla base di requisiti minimi e non ponderati su curriculum e competenze adeguate e certificate”.

In un’intervista rilasciata a www.tgcom24.mediaset.it Giambattista Scirè, ricercatore e portavoce dell’associazione non profit “Trasparenza e Merito. L’Università che vogliamo”, che ha vissuto sulla propria pelle l’ingiustizia di un sistema che non premia il talento e che ha testimoniato nell’inchiesta aperta dalla Procura catanese, ha formulato alcune considerazioni molto interessanti.

“…Il sistema del reclutamento all’università, come dimostra il caso di Catania, è un sistema clientelare, nepotistico, familistico, in molti casi fondato sulla corruzione e che agisce con metodi mafiosi.

Lo scambio è alla base di ogni concorso, il quale è predeterminato in partenza, ovvero si sa chi deve vincere e la commissione agisce e crea il bando e decide i criteri di valutazioni per far vincere il predestinato.

Questo è il sistema in atto in tutti gli atenei e in tutti i settori scientifici: poi , in alcuni casi, capita che vinca anche il candidato migliore e più titolato, ma questa è l’eccezione e non la regola.

Il sistema ha retto finora perché ognuno, ogni docente ha uno scheletro nell’armadio per essere ricattato dall’altro.

Gli scambi ai concorsi vanno avanti da decenni, è un sistema che si è sedimentato.

Nessuno si è finora ribellato per paura di ritorsioni alla carriera lavorativa.

Adesso però c’è una associazione che ho fondato da quando ho fatto la mia denuncia che si chiama ‘Trasparenza e merito. L’Università che vogliamo’ e che invita tutti a denunciare i soprusi, aiuta psicologicamente e con un supporto di consulenza i candidati che sono vittima di concorsi irregolari, e che aiuta anche a rendere pubblici i casi sulla stampa.

Una vera e propria rivoluzione nella mentalità per il reclutamento universitario…”.

Pubblicato il 1/7/2019 alle 9.16 nella rubrica Diario.

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