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Stop alle armi all'Egitto

Fermare l’invio delle armi all’Egitto di al-Sisi. E’ questo l’obiettivo della campagna lanciata da Amnesty International, Rete della Pace e Rete Italiana Disarmo, denominata #StopArmiEgitto. 

Con questa campagna si chiede al governo di bloccare qualsiasi ipotesi di nuove forniture militari all’Egitto.

Le associazioni, poi, sollecitano deputati e senatori a pretendere un dibattito aperto e chiaro in Parlamento su questa ipotesi di “contratto armato” che “tocca punti nodali della politica estera e di difesa dell’Italia”.

La notizia di un maxi contratto con il Cairo è apparsa in questi giorni sulla stampa e prevedrebbe, ricordano le associazioni, due fregate multiruolo Fremm costruite per la marina miliare italiana ed ora destinate all’Egitto (la Spartaco Schergat e la Emilio Bianchi, del valore di 1,2 miliardi di euro), di altre quattro fregate, 20 pattugliatori (che potrebbero essere costruiti nei cantieri egiziani), di 24 caccia multiruolo Eurofighter e altrettanti aerei addestratori M346.

Tale decisione andrebbe discussa in Parlamento vista la dimensione della commessa, soprattutto ad un Paese – continuano le associazioni pacifiste – che “sostiene direttamente l’offensiva militare in Libia del generale Haftar fornendo basi di supporto e, probabilmente, materiali militari alle truppe di Haftar”.

Inoltre, l’Egitto “a seguito del colpo di Stato promosso dal generale Abdel Fattah al Sisi, le autorita` hanno fatto ricorso a una serie di misure repressive contro i manifestanti e i dissidenti, tra cui sparizioni forzate, arresti di massa, torture e altri maltrattamenti, uso eccessivo della forza e gravi misure di limitazione della liberta` di movimento”.

Del resto “le autorita` egiziane non solo non hanno mai contribuito a fare chiarezza sul barbaro omicidio di Giulio Regeni” ma continuano ad ignorare le richieste dell’Italia per il rilascio di Patrick Zaki, attivista, ricercatore egiziano di 27 anni e studente dell’Universita` di Bologna, che si trova dal 7 febbraio 2020 in detenzione preventiva fino a data da destinarsi.

La nuova campagna si articolerà essenzialmente diffondendo messaggi, prese di posizione, iniziative di sostegno di molti personaggi noti e di tutti coloro che vorranno esprimere il proprio dissenso “verso questa ipotesi grave, negativa e contraria alle norme nazionali ed internazionali che regolano l’export di armamenti”, spiegano i promotori.

Per sostenere questa richiesta ci si può mobilitare sui social network in questi modi: girando un video di 30 secondi esplicitando il dissenso alla vendita di armi all’Egitto e il sostegno alle richieste di Amnesty International, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo. E terminando il video dicendo “#StopArmiEgitto” e usando questo hashtag per fare pressione su esponenti governativi e parlamentari.

Altro modo è scattare una foto con le grafiche delle campagna, ancora una volta usando l’hashtag #StopArmiEgitto per collegarsi all’azione congiunta, come pure diffondere il materiale informativo sulla situazione dei diritti umani e sul commercio di armi italiane in Egitto creato per questa mobilitazione e che si trova sui siti e sugli account di Amnesty International, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo.

Pubblicato il 11/6/2020 alle 10.57 nella rubrica Diario.

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