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25 anni dalla morte di Alexander Langer

Oggi 3 luglio sono 25 anni dalla morte di Alexander Langer, un politico, se così lo si può definire, comunque “sui generis”, il fondatore del movimento ecologista in Italia, la cui mancanza si avverte ancora moltissimo. Tra gli altri lo ha ricordato Reinhold Messner.

Langer il 3 luglio 1995 si tolse la vita in un oliveto nei pressi di Firenze.

Così si è espresso Messner: “Più che mai manca la voce di Alex Langer, anche ora durante le proteste negli Usa servirebbero le sue parole chiare. Sono immensi i meriti di Alex per le minoranze, l’ecologia e il sociale. Credeva nel dialogo ed era pragmatico. Ha infatti poco in comune con Greta Thunberg, che usa parole troppo dure. Sono convinto che se non ci fosse stato Langer, l’Alto Adige oggi non avrebbe un governatore come Arno Kompatscher, che ha addotto alcune posizioni langheriane, fino a poco tempo fa inimmaginabili per un esponente Svp”.

Per ricordarlo riporto integralmente l’editoriale di Giorgio Mezzalira comparso oggi su “Il Corriere dell’Alto Adige”.

“Alexander Langer è una figura di intellettuale e politico che appartiene alla storia della nostra regione e a pieno diritto a quella europea della seconda metà del novecento.

E non solo perché è stato parlamentare in Europa, eletto nelle liste dei Verdi a partire dal 1989 fino alla sua prematura morte.

A 25 anni dalla sua scomparsa, l’eredità del suo pensiero non è per nulla sfumata e il suo modo di concepire l’impegno politico, lontano dai dogmatismi, dalla fascinazione e dall’esercizio del potere, è un riferimento cui soprattutto i giovani possono guardare.

Si definiva ‘facitore di pace’, a sottolineare l’importanza di contribuire concretamente a prevenire e ricomporre le fratture nelle zone di conflitto, piuttosto che rischiare di rimanere prigionieri di una pace astratta e di un pacifismo privo di strumenti per raggiungere i suoi obiettivi.

Lo sosteneva in questa sua convinzione l’esperienza del ‘gruppo misto’, piccolo laboratorio di dialogo e convivenza avviato in Sudtirolo negli anni Sessanta, dove Langer con un piccolo gruppo di amici italiani e tedeschi condividevano l’esercizio dell’ascoltare l’altro, impararne la lingua, comprenderne la cultura, mettere a confronto le proprie storie.

Da queste prove di contatto e di scambio ha preso forma un modello culturale interetnico che si presta oggi come importante strumento di pacificazione e ricomposizione dei conflitti. Nella consapevolezza che aprire la strada al dialogo e alla convivenza non è né facile né lineare, ma rappresenta l’unica alternativa alla contrapposizione etnica o nazionalistica.

Nel suo Sudtirolo, lo sappiamo, tale modello non ha prevalso, non si è imposto, ma le esperienze che ha generato e le idee che ha messo in circolazione hanno fatto crescere gli anticorpi contro le possibili derive etnocentriche della nostra società. A chi è stato definito, a torto, ‘nemico dell’autonomia’ questo almeno gli dovrebbe essere riconosciuto.

Langer è stato un uomo di confine se con questo vogliamo indicare colui che ne sa interpretare al meglio la ricchezza e la complessità, colui che sa aprirsi al mondo senza mai dimenticare da dove viene.

La sua stessa biografia è un rimando continuo all’intreccio tra origini e provenienze culturali, linguistiche, religiose diverse. Lo si potrebbe definire il paradigma positivo di cosa possa voler dire nascere e vivere al confine tra due mondi, sia che si tratti di mondi che hanno a che fare con lingue e culture diverse, sia che si tratti di mondi che incrociano sponde apparentemente lontane come etica e politica, utopia e concretezza.

Langer è stato un uomo del dialogo, che ha saputo credibilmente proporsi quale saltatore di muri e costruttore di ponti, come amava definirsi.

Non ci si inventa una simile attitudine, se non si viene riconosciuti capaci di farlo.

Si è fatto portatore di una visione di ‘futuro amico’, di riconciliazione con la natura e di una prospettiva di pace tra gli uomini, tutto ciò calato dentro un impegno quotidiano profuso senza risparmio di energie per costruire le basi per una conversione ecologica, termine a lui caro, che impegnasse ognuno di noi, singolarmente, a essere protagonista di un cambiamento di fronte a modelli di sviluppo non più sostenibili per l’uomo e l’ambiente.

La sua riflessione su questi temi è oggi termine di confronto sia rispetto all’allarme ambientale sia alle nuove sensibilità emergenti, ai molti giovani che vedono ipotecato il loro futuro e chiedono ai grandi della terra una svolta a favore della salvaguardia del pianeta.

Dentro a un mondo attraversato da imponenti flussi migratori, altrettanto attuale resta la sfida della convivenza e dell’integrazione di cui Langer è stato interprete e ‘facitore’, una lezione buona per noi che nel frattempo siamo diventati tutti uomini di confine”.

Pubblicato il 3/7/2020 alle 12.11 nella rubrica Diario.

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