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Dopo il coronavirus come ridurre le lunghe liste d'attesa

Le liste d’attesa, oggi “più di ieri”, sono un’emergenza, nella sanità italiana, sulla quale concentrare subito l’attenzione e gli sforzi di tutti. Perché oggi, “a differenza di ieri”, dobbiamo fare i conti anche con uno tsunami di prestazioni che durante il lockdown sono state sospese e che ancora oggi attendono una risposta. 

Una mole di prestazioni che va ad aggiungersi a quelle che ordinariamente si stanno prenotando in questi giorni e in queste ore, in un’organizzazione e in un contesto “rallentato” che deve continuare necessariamente a fare i conti con il Covid, e quindi con le misure necessarie per prevenire il contagio e con limiti strutturali. E i tempi di attesa inevitabilmente si allungano, considerando anche gli effetti del classico rallentamento dovuto alla pausa estiva.

 Così inizia un intervento di Tonino Aceti, portavoce della Fnopi (federazione nazionale ordini professioni infermieristiche).

E poi continua Aceti:

“Per questo la prima azione da mettere in campo è quella di fare subito chiarezza sui numeri, attraverso un puntuale dimensionamento a livello nazionale del fenomeno delle prestazioni sospese durante il lockdown e degli attuali tempi di attesa, garantendone la massima trasparenza in termini di accesso alle informazioni, innanzitutto per i cittadini.

Serve inoltre un piano nazionale di ‘ rientro” sulle liste di attesa per  il recupero dell’arretrato, condiviso tra livello centrale e regionale, in grado di supportare, orientare e accompagnare in modo unitario le Regioni attraverso la definizione di strategie, azioni, risorse economiche, tempistiche precise e un sistema stringente di monitoraggio rispetto alla sua implementazione e ai suoi effetti.

Così forse, si riuscirà a far uscire dall’angolo in tempi rapidi e precisi tutte le Regioni, quelle che si sono già portate più avanti e quelle che sono più indietro.

Il 13 luglio, la direzione Generale della programmazione sanitaria del ministero della Salute ha inviato alle Regioni la richiesta di informazioni rispetto alle azioni intraprese per recuperare le liste di attesa createsi a seguito della sospensione di una serie di attività durante il lockdown.

Un’iniziativa particolarmente attesa. Ora però, su questa partita, c’è bisogno di un rapidissimo cambio di passo. Deve diventare una priorità nazionale.

Se non si agisce subito, chi potrà, continuerà a mettere mano al portafoglio ricorrendo al privato per aggirare i tempi di attesa, chi non potrà continuerà ad attendere o rinunciare, magari incappando in complicanze.

E tutto questo, inciderà sul livello di salute delle comunità, aumenterà in modo drammatico le disuguaglianze e le differenti velocità dei servizi sanitari Regionali, senza considerare l’impatto anche dal punto di vista economico sul servizio sanitario nazionale.

Non esiste solo il coronavirus, ci sono molte altre malattie delle quali il Ssn deve tener conto e delle quali si deve occupare con la medesima attenzione.

Da qui in poi la sfida per il Ssn, soprattutto qualora ci dovesse essere una seconda ondata autunnale di Covid-19, sarà quella di garantire sempre, comunque e con il massimo livello di sicurezza il doppio registro di assistenza ai cittadini: quelli con il Covid e quelli non Covid.

Non ci possiamo più permettere sospensioni dei servizi sanitari com’è purtroppo accaduto nel periodo del blocco…

Dopo un rapido monitoraggio svolto sul web, la situazione sembra essere seria e al tempo stesso molto eterogenea.

Il Paese è unito, da Nord a Sud, da una raffica di interventi/mozioni/interrogazioni delle diverse opposizioni nei Consigli regionali, con le quali vengono richieste informazioni puntuali sul numero delle prestazioni che si sono accumulate (perché sospese) durante il lockdown e che devono essere riprogrammate.

Il numero su scala nazionale ha fatto presto a raggiungere le 6 cifre, visto che solo per fare alcuni esempi, nella sola provincia di Bolzano a fine giugno sembra si dovessero riprogrammare prestazioni per più di 122.000 pazienti di tutta l’Asl, fissate per il periodo del blocco.

Al 15 luglio, l’Asl 2 Abruzzo ha comunicato che a causa del Covid gli esami sospesi ammontano a 28.713.

In Umbria, invece, a fine giugno era stato soddisfatto il 37% delle liste di attesa.

Mentre l’Ausl della Romagna con una sua nota ha comunicato l’avvenuta ‘sospensione di circa 254.000 prestazioni già prenotate a Cup, 82.000 a Rimini, 85.000 a Ravenna, 87.000 a Forlì- Cesena, a cui vanno aggiunti più di 6.000 prelievi…” precisando però ‘che più del 70 % è stato erogato, o annullato o ha ricevuto un nuovo appuntamento. Restano ancora da prendere in carico poco meno di 70.000 prestazioni’.

Insomma, proiettando i dati a livello nazionale stiamo parlando di numeri enormi…

Alcune Regioni hanno comunicato una strategia per il recupero delle prestazioni sospese durante l’emergenza, come ad esempio Toscana, Lazio, Abruzzo, Marche, Abruzzo, Sardegna, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Puglia, Basilicata, Prov. Bolzano.

Solo una parte hanno individuato e comunicato il termine entro il quale recuperare le liste di attesa, è il caso ad esempio della Toscana che si è data come scadenza il 15 luglio, altre sono rimaste molto vaghe. Un aspetto questo che invece merita la massima puntualizzazione…”.

Pubblicato il 20/7/2020 alle 10.49 nella rubrica Diario.

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