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Non demonizzare chi ipotizza un'imposta patrimoniale

Con una certa frequenza si torna a parlare di introdurre un’imposta patrimoniale. Recentemente, in un articolo pubblicato dal quotidiano “Domani”, Vincenzo Visco, economista e già ministro all’Economia e alle Finanze, ha ipotizzato l’introduzione di un’ imposta patrimoniale.

Visco prevede questa possibilità perché ritiene che l’introduzione di un’imposta di successione comporti tutta una serie di effetti negativi che la sconsigliano.

Relativamente all’imposta patrimoniale, Visco scrive: “Per questi motivi personalmente non mi sento particolarmente propenso ad investire troppe energie riformatrici sull’imposta di successione; preferirei il ricorso ad un’imposta patrimoniale annuale che si aggiunga all’imposta sul reddito con una esenzione di base e con aliquote progressive variabili tra lo 0,1% e l’1-2% del patrimonio complessivo. Anche in questo caso vi sarebbero problemi di valutazione, ma l’imposta potrebbe raggiungere gradualmente un equilibrio accettabile.

Ciò non toglie che l’attuale imposta sulle successioni italiana meriti una rivisitazione e l’introduzione di aliquote progressive non simboliche per i patrimoni molto elevati.

Al tempo stesso però andrebbero abolite o modificate le imposte ipotecarie e catastali che per la loro struttura continuano a penalizzare i patrimoni minori. Lo stesso può dirsi per le imposte di registro che colpiscono con aliquote elevate i trasferimenti inter vivos dei beni immobili”.

Le considerazioni di Visco riguardanti l’imposta di successione e l’imposta patrimoniale derivano dalla necessità di ridurre le diseguaglianze economiche e sociali che caratterizzano l’attuale periodo.

Per la verità tali diseguaglianze erano già aumentate nel periodo precedente alla diffusione del coronavirus e molto probabilmente, a seguito di questa pandemia, dovrebbe essersi ulteriormente accresciute.

Il problema esiste quindi e va affrontato  sia con misure “una tantum” che con misure strutturali.

E va affrontato non solo con la politica fiscale.

Del resto lo stesso Visco conclude così il suo articolo: “L’aumento intollerabile delle diseguaglianze è una delle caratteristiche più negative dei nostri tempi, figlia delle modalità di funzionamento delle economie che si sono affermate nei nostri Paesi a partire dagli anni ’80 del secolo scorso.

Due anni fa con l’aiuto di alcuni colleghi, promossi la pubblicazione di un manifesto contro le diseguaglianze (Laterza 2018), in cui venivano individuati 37 interventi o politiche che potrebbero correggere la situazione attuale.

Buona parte di questi interventi riguardano politiche pre-distributive, anche se il sistema fiscale può giocare un ruolo (peraltro modesto, a differenza delle politiche di spesa pubblica).

Ciò che è necessario per ridurre le diseguaglianze è riuscire a cambiare i meccanismi attuali di funzionamento delle nostre economie non diversamente da quanto accadde dopo la conclusione della seconda guerra mondiale”.

Quello che è certo, a mio avviso, è che, se si vuole un sistema fiscale più equo, e l’attuale governo sostiene che perseguirà questo obiettivo esclusivamente però tramite una riforma dell’Irpef, si deve discutere anche di imposta sulle successioni e di imposta patrimoniale.

E, soprattutto, non si devono demonizzare coloro che ipotizzano l’introduzione di un’imposta patrimoniale.

Certo, vanno analizzati i costi e i benefici di questo eventuale intervento di politica fiscale, considerando però che andrebbero esaminati, quasi esclusivamente, i costi e i benefici di natura economica, mentre quasi sempre si privilegiano quelli di natura politica.

Pubblicato il 20/11/2020 alle 12.56 nella rubrica Diario.

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