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Sono stato iscritto al Pci. Me ne vanto?

Oggi ricorre il centenario della fondazione del Partito Comunista Italiano. Quale valutazione esprimere sul suo operato? Quale il ruolo svolto? Io sono stato iscritto al Pci e dalla mia esperienza personale proverò a formulare alcune considerazioni su questo partito.

Non è facile tentare di fare un bilancio sulle attività svolte dal Pci.

Del resto numerosi studiosi, in occasione del centenario della sua fondazione, ci sono cimentati in questo compito. Già diversi libri sono stati pubblicati.

Io proverò solamente a formulare alcune considerazioni sul Pci, in base soprattutto alla mia esperienza personale.

Infatti mi iscrissi al Pci nel 1982, quando avevo 25 anni, e poi sono stato iscritto ai partiti che, negli anni successivi, hanno raccolto, più o meno bene, l’eredità del Pci e cioè il Pds, i Democratici di Sinistra e il Pd.

La mia esperienza all’interno del Pci è stato senza dubbio importante, per la mia formazione, non solo culturale e politica, ma anche personale.

Vi sono stati aspetti positivi e aspetti negativi.

Comincio da quanto giudicavo e giudico negativamente.

Io non sopportavo il centralismo democratico. Del resto la mia attività politica non iniziò con l’adesione al Pci. In precedenza sono stato vicino al gruppo de “Il Manifesto” e al Pdup per il comunismo.

Le critiche nei confronti delle posizioni assunte dalla maggioranza dei gruppi dirigenti non erano ben accettate, soprattutto se si traducevano in voti negativi all’interno dei diversi organismi.

Anche all’interno del Pci, nella scelta dei dirigenti e dei candidati nelle istituzioni, rispetto al merito e alle competenze, prevalevano la fedeltà, o presunta tale, l’essere sempre in linea con le decisioni prese da chi ricopriva gli incarichi più importanti.

Anche all’interno del Pci, le scelte di maggiore rilievo venivano prese nelle “segrete stanze” non tanto negli organismi ufficiali.

Ma, una parte consistente degli iscritti al Pci considerava la politica non solo come ricerca e gestione del potere, ed era motivato da veri e solidi valori ideali.

Una parte consistente degli iscritti al Pci erano legati anche da rapporti di amicizia.

Il livello culturale di una parte consistente dei gruppi dirigenti era piuttosto elevato.

Il Pci aveva spesso rapporti stretti con numerose componenti della società italiana, soprattutto tramite le sezioni.

Il Pci era un vero partito.

Nel complesso, quindi, valuto positivamente la mia permanenza nel Pci, anche se fui un convinto sostenitore della “svolta” di Occhetto e della decisione di dare vita al Pds.

Ed oggi ricordo con nostalgia la mia permanenza nel Pci e non solo perché ero più giovane.

Pubblicato il 21/1/2021 alle 10.34 nella rubrica Diario.

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