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Lo spread è importante. E non possiamo lamentarci.

Da quando è iniziata la crisi di governo in Italia, con le dimissioni delle ministre di Italia Viva, il cosiddetto spread è aumentato di alcune decine di punti. In altri periodi caratterizzati dalla presenza di difficoltà di natura politica lo spread è aumentato, anche in misura molto più consistente.

Per quanto riguarda l’Italia, generalmente lo spread è rappresentato dal differenziale tra i tassi dei titoli pubblici italiani e i tassi dei titoli pubblici tedeschi.

Più precisamente lo spread indica quanto i tassi dei titoli pubblici italiani sono più elevati di quelli tedeschi, poiché i tassi dei titoli pubblici della Germania sono sempre più bassi in seguito alla maggiore solidità dell’economia tedesca.

E in Italia, come del resto in altri Paesi, lo spread può aumentare sia per motivi di natura economica che per motivi di natura politica. Ad esempio se la maggioranza degli operatori dei mercati finanziari pensano che ci siano problemi politici in grado di determinare difficoltà nei governi in carica, si possono aspettare il manifestarsi successivamente di problemi anche di natura economica.

Pertanto chi acquista titoli pubblici italiani, in una tale situazione, è disposto a farlo solo a tassi più elevati.

Quindi i mercati finanziari, o meglio i soggetti che vi operano, possono influenzare la situazione politica ed economica dell’Italia, o anche di altri Paesi.

Facendo aumentare i tassi dei titoli pubblici, infatti, si accresce il costo del debito pubblico, ed anche i tassi dei prestiti che le banche concedono ai privati.

E se l’aumento dello spread è particolarmente consistente, poiché i problemi economici che si determinano possono diventare di notevole rilievo, si possono provocare anche le dimissioni del governo in carica, ritenuto incapace di affrontare quei problemi o ritenuto addirittura la causa di quei problemi.

L’influenza dei mercati finanziari quindi determina una riduzione dell’autonomia politica dell’Italia e di altri Paesi.

Certamente.

Ma ciò è inevitabile, soprattutto per quei Paesi, come l’Italia, contraddistinti da un debito pubblico molto alto. Infatti quel debito deve trovare numerosi acquirenti i quali non possono che influenzare il livello dei tassi di interesse dei titoli pubblici.

Quindi sarebbe meglio che il potere degli operatori dei mercati finanziari fosse inferiore rispetto a quanto generalmente avviene in Italia.

Ma il principale modo per ridurre quel potere è rappresentato dalla riduzione del nostro debito pubblico.

Pertanto, noi italiani, non ci possiamo lamentare più di tanto dei condizionamenti esercitati dai mercati finanziari sulla nostra situazione economica e politica.

Del resto in questo periodo, in seguito alle conseguenze economiche determinate dalla pandemia, la Banca centrale europea ha acquistato e acquisterà quantitativi di titoli pubblici italiani molto più consistenti rispetto al passato e ciò limita notevolmente l’influenza degli operatori privati dei mercati finanziari sul livello dei tassi di interesse dei titoli pubblici del nostro Paese.

Ma questa influenza non può, comunque, essere eliminata, proprio a causa del notevole debito pubblico italiano.

Pubblicato il 25/1/2021 alle 10.36 nella rubrica Diario.

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