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Gli adulti italiani sono ignoranti?

In uno studio dell’Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche) si analizzano i livelli di istruzione degli adulti in Italia. I principali risultati dello studio sono tutt’altro che confortanti. Peraltro confermano quanto è emerso da altre ricerche precedenti.

Infatti l’Italia ha quasi 13 milioni di adulti con un livello di istruzione basso (categoria Isceo-2, equivalente alla terza media).

Più di un adulto su due è potenzialmente bisognoso di riqualificazione a causa di competenze obsolete o che a breve lo diventeranno, a causa dell’innovazione e del cambiamento tecnologico in atto nel mondo del lavoro, oppure perché, nonostante la laurea, possiedono scarse capacità digitali, di alfabetizzazione e di calcolo..

E la quota di adulti che partecipa ad attività di istruzione e di formazione è tra le più basse a livello internazionale. Ci si attesta a un modestissimo 24% contro il 52% della media Ocse.

I circa 13 milioni di adulti italiani con basso livello di istruzione rappresentano circa il 20% della popolazione adulta europea con un basso livello di istruzione, a testimonianza di un’emergenza formativa piuttosto ampia che caratterizza, da tempo, il nostro Paese.

Quindi l’emergenza formativa non riguarda solo gli studenti, ma anche gli adulti appunto.

Per essere ancora più chiari, gran parte degli adulti con un livello di istruzione basso riescono, con difficoltà, a leggere testi brevi su argomenti familiari e a individuare informazioni specifiche, e, soprattutto, non sono in grado di associare testo e informazioni.

Altri dati, più conosciuti, non possono essere trascurati.

La popolazione di 25-64enni che dispone di un diploma di laurea, in Italia, è ferma al 19,6%, contro un valore medio europeo pari al 33,2%.

Inoltre l’Italia è in coda per i giovani laureati nelle discipline Stem (Science, Tecnhology, Engineering and Mathematics), le più ricercate: nel 2019 solo il 24,6% dei 25-34enni ha una laurea in queste materie tecnico-scientifiche (il 37,3 % sono uomini, appena il 16,2% sono donne).

Cosa fare quindi?

Io credo che occorra intensificare notevolmente gli interventi per la formazione continua.

Si deve creare un vero e proprio sistema nazionale integrato per l’apprendimento

Pubblicato il 4/2/2021 alle 10.58 nella rubrica Diario.

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