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Draghi non è un conservatore

Dopo che Mario Draghi è stato incaricato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di tentare di formare un nuovo governo, talvolta è stato accusato di essere un “uomo delle banche” e, di conseguenza, di aver assunto in passato delle posizioni in campo economico conservatrici.

In realtà le sue posizioni, e le sue decisioni, non possono essere considerate conservatrici. Tutt’altro.

Soprattutto quando è stato presidente della Banca centrale europea, Draghi è stato un innovatore.

Le sue decisioni hanno cambiato radicalmente il modo di operare della Bce, incontrando in questo modo le critiche, e le opposizioni, di chi in Europa riteneva opportuno che la Bce attuasse una politica monetaria tradizionale e conservatrice, primo fra tutti il presidente della Banca centrale tedesca, Jens Weidmann.

Invece Mario Draghi ha attuato una politica monetaria fortemente espansiva, facendo in modo, tra l’altro, che la Bce acquistasse, diversamente dal passato, quantitativi molto consistenti di titoli pubblici emessi dai Paesi europei.

Pertanto Draghi ha operato affinchè i Paesi dell’Unione europea avessero a disposizione un’ ampia liquidità a tassi di interesse molto bassi.

E la politica monetaria promossa da Draghi è stata determinante affinchè i Paesi dell’Unione europea fossero in grado di uscire dalla crisi economica che li ha contraddistinti negli anni passati.

Inoltre, recentemente, dopo la pandemia, Draghi, in più occasioni si è espresso a favore di una forte crescita della spesa pubblica, anche finanziata in deficit, senza la quale sarebbe impossibile affrontare la nuova e molto pesante crisi economica, determinata dalla diffusione del Covid-19.

E, quindi, Draghi ha sostenuto che il debito pubblico dei Paesi europei, in questo periodo, non poteva che aumentare.

Certamente, ha distinto tra debito pubblico buono e debito cattivo, il primo determinato dall’effettuazione di investimenti, in primo luogo rivolti a migliorare le condizioni economiche e non delle giovani generazioni, il secondo determinato da spese correnti improduttive.

Ma queste sue considerazioni sono giuste se si vuole che il debito pubblico provochi un  forte aumento del Pil.

Per questi motivi, Mario Draghi non può essere considerato un conservatore, un vero riformista invece.

E ha dimostrato di esserlo non a parole ma con i fatti, soprattutto quando è stato presidente della Banca centrale europea.

Pubblicato il 8/2/2021 alle 10.35 nella rubrica Diario.

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