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Zachi e Regeni, prima gli interessi economici e poi i diritti umani

E’ passato un anno dall’inizio della carcerazione di Patrick Zacki. Le autorità egiziane continuano a non collaborare per l’individuazione degli assassini di Giulio Regeni. E questo anche perché le pressioni esercitate sull’Egitto dal governo italiano sono state del tutto insufficienti.

Non stupisce tale situazione.

Infatti per le autorità di governo italiane, come per quelle di molti altri Paesi, vengono prima gli interessi economici e poi la tutela dei diritti umani.

L’unico modo, credo, per ottenere dei risultati concreti nelle vicende che riguardano Zacki e Regeni sarebbe l’attuazione di sanzioni economiche nei confronti dell’Egitto.

Il condizionale è d’obbligo, infatti, molto spesso, nel mondo, prima della tutela dei diritti umani viene la tutela degli interessi economici.

Io capisco che adottare sanzioni economiche nei confronti dei Paesi che calpestano i diritti umani non è facile.

Le ripercussioni negative sulle imprese dei Paesi che adottassero sanzioni economiche sono evidenti. Molti posti di lavoro sarebbero a rischio.

Ma di fronte a palesi e pesanti violazioni dei diritti umani non si può far finta di niente e limitarsi a dichiarazioni o ad appelli.

E, ripeto, il problema non riguarda solamente l’Italia, tutt’altro.

Un esempio è sufficiente, il caso di Aleksej Navalny.

Dopo la recente condanna di Navalny da parte delle autorità russe, molti Paesi europei hanno protestato vivacemente.

L’alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera, Josep Borrell, si è recato a Mosca per chiedere la scarcerazione di Navalny. La scarcerazione non è avvenuta, mentre alcuni diplomatici europei sono stati espulsi.

Ma Germania e Francia non sembrano intenzionate di applicare nuove sanzioni economiche nei confronti della Russia. La Germania, ad esempio, non vuole interrompere la costruzione del gasdotto Nord Stream 2 che la collega con la Russia.

Sarebbe pertanto necessario che i governi che sostengono l’importanza della tutela dei diritti umani si attivassero concretamente, non solo a parole, appunto anche con sanzioni economiche, nei confronti dei Paesi che si rendono colpevoli di inaccettabili violazioni di quei diritti.

Pubblicato il 18/2/2021 alle 10.44 nella rubrica Diario.

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