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No al reddito di cittadinanza e a quota 100

Il reddito di cittadinanza e l’introduzione della cosiddetta quota 100 nel sistema pensionistico furono due dei principali provvedimenti varati dal primo governo Conte, il primo sostenuto dal movimento 5 stelle e il secondo dalla Lega.

Io credo che entrambi i provvedimenti dovranno essere aboliti dal nuovo governo presieduto da Mario Draghi.

Infatti, il reddito di cittadinanza ha fallito il suo principale obiettivo, quello di trovare un lavoro a coloro che si trovano in una condizione di povertà.

Pochissimi tra coloro che hanno goduto del reddito di cittadinanza hanno trovato un’occupazione.

Hanno trovato un’occupazione, seppur precaria, i cosiddetti “navigator”, i quali avrebbero dovuto contribuire a riformare i centri per l’impiego, che da anni si sono dimostrati fortemente inadeguati nel favorire l’assunzione dei disoccupati.

Gran parte delle assunzioni avvenivano e avvengono senza l’ausilio dei centri per l’impiego.

E tale situazione non si è affatto modificata con l’introduzione del reddito di cittadinanza.

Certo, è necessario prevedere interventi a favore dei poveri il cui numero, peraltro, è aumentato, negli ultimi periodi, soprattutto a causa degli effetti economici provocati dalla pandemia.

Ma è sufficiente dotare di risorse economiche molto consistenti un provvedimento simile al cosiddetto Rei che già esisteva prima del reddito di cittadinanza.

Quanto alla quota 100, come molti prevedevano, ha sì consentito a molti lavoratori di andare in pensione anticipatamente ma solo una piccola parte dei posti resisi così vacanti sono stati ricoperti da giovani disoccupati.

E la spesa pensionistica, con quota 100, è quindi aumentata, senza reali benefici per i giovani.

Quota 100 ha rappresentato la testimonianza più evidente di quanto la maggioranza dei partiti, in questo caso la Lega, si occupino delle persone che già lavorano mentre trascurano le esigenze dei giovani.

Infatti sarebbe stato molto meglio utilizzare i fondi destinati ad anticipare la pensione di molti lavoratori per favorire, invece, l’ingresso nel mercato del lavoro di giovani disoccupati.

Quindi mi sembra del tutto evidente che il governo Draghi non debba prorogare né il reddito di cittadinanza né quota 100, se intende davvero attuare una politica economica a favore delle giovani generazioni.

Pubblicato il 22/2/2021 alle 10.53 nella rubrica Diario.

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