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Letta sarà un buon segretario del Pd ma...

Enrico Letta è stato eletto, quasi all’unanimità, segretario del Pd, dall’assemblea nazionale, dopo le improvvise e inattese dimissioni di Nicola Zingaretti. Letta è una persona seria, competente, davvero intenzionato a cambiare il Pd. Ma ci riuscirà?

Per la verità il suo intervento all’assemblea non è stato contraddistinto da novità molto rilevanti.

Ha sostenuto che è necessario cambiare il Pd, che occorre intensificare le relazioni con le diverse componenti della società italiana, che il Pd si deve aprire all’esterno, che si deve sviluppare il ruolo dei circoli, delle donne e dei giovani, all’interno del partito.

Tali obiettivi sono stati evidenziati anche da Zingaretti e da altri segretari.

Ma i risultati sono stati del tutto insoddisfacenti.

E Letta riuscirà veramente a perseguirli? Riuscirà veramente a cambiare radicalmente, come necessario, il Pd?

E se Letta riuscirà a perseguire gli obiettivi che si è proposto non dipenderà solo dagli ostacoli che senza dubbio gli verranno frapposti all’interno del Pd, soprattutto dalle diverse correnti.

Ma dipenderà soprattutto dallo stesso Letta.

Saprà prendere le decisioni necessarie, anche radicali, anche quelle che potranno causare forti opposizioni all’interno dell’attuale gruppo dirigente nazionale del Pd?

In passato Letta non è stato un “decisionista”. Sembra che sia cambiato. Ma il suo cambiamento gli consentire di assumere decisioni forti e realmente innovative?

I dubbi sono legittimi, a mio avviso.

Anche perché si tratta, in primo luogo, di superare i limiti che si manifestarono fin dalla fondazione del Pd che rappresentò soprattutto la fusione tra i gruppi dirigenti di due partiti e non, come ci si proponeva, la fusione tra persone appartenenti a culture politiche diverse.

Peraltro Letta inizia il suo incarico da una posizione di forza: non c’erano e non ci sono alternative di uno spessore culturale e politico uguale al suo.

Potrebbe quindi prendere delle decisioni, tali da suscitare anche forti opposizioni all’interno del Pd, nella consapevolezza che dopo di lui, dopo eventuali sue dimissioni, il partito finirebbe nel caos.

Io credo quindi che il successo di Letta dipenderà principalmente da lui, pur nella consapevolezza che gli obiettivi che si propone sono difficili da perseguire, indipendentemente dagli eventuali ostacoli che si manifesteranno all’interno del Pd.

Né sarà possibile perseguire tali obiettivi in tempi brevi. Occorrerà tempo.

Ma la direzione verso cui si rivolgerà l’azione di Letta deve essere subito chiara e decisa, senza accettare troppi compromessi.

Pubblicato il 22/3/2021 alle 10.52 nella rubrica Diario.

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